Educazione sessuale a scuola con quale obiettivo?

Gentile Direttore, chiedo di poter replicare all’articolo https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/35667/vannucci-leducazione-sessuale-e-affettiva-deve-entrare-nelle-scuole-il-commento-del-consigliere-regionale-dem-dopo-la-manifestazione-di-questa-mattina-.html

I RAGAZZI SCENDONO IN PIAZZA per chiedere a gran voce l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.
Cosa vogliono realmente gli studenti? Una nuova materia di studio? Un nuovo modo per confrontarsi?
Cosa si aspettano da questi nuovi docenti? Da questa nuova disciplina?
Quale obiettivo pensano di raggiungere?
Forse di rallentare o eliminare la violenza di genere?
O magari di rendere normali gli orientamenti omosessuali?

Cosa si vorrebbe provare a sdoganare?

PERCHÉ È QUESTA la domanda che viene da pormi.
E chi sarebbero gli educatori preposti a tale disciplina?
Gli insegnanti curricolari o esperti arrivati da chissà dove?
Con magari idee in materia di educazione sessuale molto “particolari”?
Il fatto che i ragazzi scendano in piazza numerosi per chiedere a gran voce l’introduzione della educazione sessuale ed affettiva nella scuola non mi stupisce.
Ormai l’istituzione scolastica di ogni ordine e grado è diventata “refugium peccatorum” dove la cultura, quella vera, quella che apre la mente, che dà spazio all’immaginazione, costruisce il pensiero deduttivo, aiuta davvero a crescere e a costruire una idea critica verso il mondo e le cose, è diventata ormai un pallido ricordo.
C’è spazio per un po di tutto, si sperimentano progetti spaziando un po’ ovunque.
Si pescano idee da altre culture e via dicendo.
Penalizzando sempre più lo spazio all’insegnamento il quale si trova a dovere fare i conti con la “nuova” scuola.
Momenti di cultura sempre più risicati per lasciare il posto alle nuove teorie.
Docenti che, per mancanza di tempo, hanno difficoltà ad insegnare la materia per la quale hanno studiato anni.

QUESTO TUTTO NATURALMENTE a discapito degli alunni i quali ne pagheranno il prezzo in futuro, quando faranno i conti con il tempo perso sui banchi a correre dietro ad un’illusione.
Perché questo è ad ora l’educazione sessuale a scuola.
Nei paesi in cui la si propone da anni non è cambiato nulla in termini di violenza.
Si può leggere in rete il risultato di tale esperimento.
L’ insistenza a volere introdurre la materia educazione sessuale a scuola non porterà la diminuzione della violenza, la quale ha radici profonde che non si risolvono introducendo nuove discipline.
Da sempre la scuola, attraverso la storia e non solo, porta messaggi di non violenza. Gli errori dei popoli, la letteratura, la scienza sono tutti vettori nobili attraverso cui passano indicazioni chiare che ben fanno intendere che la risoluzione dei problemi sta nel comprendere che la violenza non risolve, anzi…
Credo non si debba dare così tanto spazio quindi alle richieste di giovani che chiedono “a gran voce” l’educazione sessuale con l’obiettivo di arginare le violenze.
Ai ragazzi dobbiamo passare cultura, quella vera, quella che costa fatica, che fa sudare sui libri ma che alla fine dà risultati in termini di maturità e conoscenza.
Quella cultura che apre le menti, che permette di argomentare, di costruire un pensiero logico-deduttivo.
E ciò si può raggiungere solo studiando, ma studiando seriamente.
Basta perdere tempo!
I giovani hanno diritto ad avere una scuola che insegni anche se adesso forse non ne capiscono l’importanza.
È anche questo il compito di chi ha il dovere di educare: sapere saggiamente discernere.

“Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci”
“Aristotele”

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it