https://www.milanotoday.it/attualita/corsi-educazione-sessuale-affettiva-giovani.html
IL COMUNE DI MILANO ha dato il via, nell’ambito delle politiche giovanili 2024/26, ad un percorso sperimentale di “educazione affettiva e relazionale”.
Attraverso iniziative come” L’ora del consenso “promossa con il Paranoia festival.
L’obiettivo sembra nobile, almeno da quanto è dichiarato.
Si vorrebbero offrire ai ragazzi momenti di ascolto, sulla gestione dei conflitti, sul benessere emotivo ecc.
Visto il dilagare dell’uso della pornografia tra i giovani, è allora davvero importante educare all’affettività.
E naturalmente fare informazione.
LA DOMANDA CHE MI PONGO , più che legittima, è però la seguente:
È corretto spostare questi corsi, fuori dalla scuola, in spazi pubblici aperti, anche per minori?
Lo stato, nella funzione del ministro dell’istruzione, ha legittimato il principio del consenso informato preventivo delle famiglie.
I genitori hanno il diritto di sapere chi parla ai loro figli, cosa dice e con quale visione antropologica.
Ho l’impressione che in questo caso qualcosa sfugga al controllo.
Infatti, quando una iniziativa diventa extrascolastica e pubblica e “pensata dai ragazzi per i ragazzi”,
dove chiunque può entrare, questo filtro cade.
Importante diventa allora chiedere trasparenza.
1) Che formazione hanno gli esperti coinvolti?
2) Quali sono i contenuti proposti? Con quale visione della famiglia, della persona, della sessualità?
3)Come viene tutelato il diritto dei genitori al loro ruolo educativo?
Riconosciuto anche dalla Costituzione?
Sarebbe buona cosa che il comune desse la possibilità di accedere ai programmi anche ai genitori.
Se lo stato propone l’alleanza, non è il caso che il comune crei disaccordo.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
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