Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://www.bolzanoquotidiano.it/politica/educazione-affettiva-e-sessuale-confronto-acceso-in-aula-mozione-approvata/
Art. 30 della Costituzione:
“È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.”
I genitori rappresentano di conseguenza i primi ed insostituibili educatori.
Il ruolo dello Stato, della scuola è importante ma è solo un sussidio, in quanto sostiene e garantisce la qualità senza prendere il posto dei genitori.
La violenza di genere non si combatte con qualche ora di lezione di “affettività” settimanale in classe.
Il rischio che arrivino progetti impostati sulle teorie che piacciono tanto ad una certa categoria di persone è reale e trasformare l’aula in laboratorio ideologico pure.
DOVE SI IMPARA IL RISPETTO?
In famiglia, la quale diventa lo specchio entro cui i figli imparano a capire quanto valgono.
Se riceveranno amore cresceranno liberi creando, a loro volta, relazioni non soffocanti.
È tra le mura domestiche che si impara che volersi bene significa accettarsi per quel che si è, con i limiti e gli errori e ad avere il coraggio poi di chiedere scusa.
È qui che si formano futuri uomini e donne consapevoli che amare non è possedere, non è vendetta né prevaricazione.
È quando i bambini sono piccoli che si giocano le carte migliori che formeranno poi adulti equilibrati.
Difficile sarà, se queste carte vengono giocate male, mettere toppe per rimediare il danno.
Vero è che quasi sempre, alla base di personalità violente, ci sono spesso famiglie con relazioni disfunzionali.
Dove si capisce che amarsi significa sostenersi, sopportarsi, confortarsi, aiutarsi?
In famiglia, dove tra baruffe e riconciliazioni si impara l’autocontrollo.
IL RISPETTO SI IMPARA IN CASA.
Cosa può fare un estraneo che non conosce i ragazzi e le reazioni che potrebbero avere davanti a temi tanto intimi!
Non tutti gli alunni infatti hanno i medesimi tempi di crescita e di sviluppo e andare a forzare questi tempi proponendo temi per i quali essi non sono ancora pronti, potrebbe anche risultare dannoso.
In questa ostinazione, che vede sorpassato il principio di sussidiarietà e il primato educativo dei genitori, ci scorgo un che di manipolazione che usa l’educazione sessuale, quale vettore per inculcare una certa ideologia.
Educare è prendersi cura della crescita totale del bambino quindi morale, affettiva, intellettuale.
Tutto ciò ha bisogno di trasparenza nei programmi e di rispetto delle convinzioni di chi, ogni giorno, si assume la responsabilità di quei figli che ha messo al mondo.
Ai ragazzi dobbiamo soprattutto rispetto, verità e chiarezza.
Questo può essere garantito solo da chi li ama davvero.
Lasciamo fare alla scuola ciò per cui è formata, ossia passare cultura senza sovraccaricarla di altro.
Lasciamo ai docenti la possibilità di insegnare quello per cui hanno dedicato anni di studio.
Da sempre a scuola si cerca di trasmettere il rispetto.
La letteratura, la storia ma non solo sono trasversali in questo senso.
Non serve entrare nello specifico, con esperti di chissà cosa, per insegnare che la violenza non deve essere in nessun modo esercitata.
Non possiamo permettere che i giovani vengano manipolati dalle culture del momento.
La scuola, luogo preposto a passare cultura, deve restare territorio neutrale, libero da ideologie, in grado di allenare le menti al discernimento affinché i giovani siano in grado di essere protagonisti del proprio tempo e non servi del pensiero dominante.
“Nel tempio della cultura entriamo per imparare a non inginocchiarci”
(Nicolae Potrescu Redi)
Angela D’Alessandro. Bolzano
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
