Egregio Direttore,
Mi consenta di replicare all’articolo
https://picchionews.it/attualita/giornata-internazionale-per-l-aborto-sicuro-ma-nelle-marche-il-67-dei-ginocologi-e-obiettore
Giornata internazionale per l’aborto sicuro, ma nelle Marche il 67% dei ginecologi è obiettore
L’articolo sostiene che il procurato aborto, nonostante costituisca la soppressione del bambino concepito in utero, sarebbe una procedura sicura per la madre, che all’aborto fa ricorso. Invero ogni donna per esercitare la “libertà di scelta”, che sempre viene invocata in questi casi, avrebbe il diritto di ricevere ampie informazioni sia riguardo al fatto che si presta ad uccidere un figlio suo, sia riguardo agli effetti avversi che il procurato aborto può avere sul suo corpo e sulla sua psiche nell’immediato e a distanza di tempo: emorragie, danni anatomici a carico dell’utero, successivi aborti spontanei e parti pretermine, malattia infiammatoria pelvica, infertilità, gravidanze ectopiche, ansia e depressione, rimpianto, disturbo post-traumatico da stress, etc. Se non viene messa al corrente di queste informazioni, la donna di fatto non è in grado di fornire un vero consenso informato. Agli effetti avversi sopra citati sarbbe opportuno aggiungere anche il Link ABC Abortion Breast Cancer cioè il Legame tra Aborto e Cancro della Mammella, cancro che risulta colpire con maggior frequenza le madri che hanno abortito.
Quanto alla sicurezza della RU486 l’estensore dell’articolo mostra di ignorare totalmente il fatto che lo studio di J.B.Hall e di R.T. Anderson The abortion pill harms women: Insurance data reveals one in ten Patients experiences a serious adverse event. https://eppc.org/publication/stop-harming-women/ ha dimostrato i pesanti rischi derivanti dall’aborto chimico.
Hall e Anderson hanno preso in esame le richieste di rimborso alle assicurazioni relative a 865.727 aborti con il mifepristone dal 2017 al 2023: 865.727 casi sono un numero 28 volte più elevato rispetto al campione di 30.966 dichiarato da Danco e da FDA Food and Durg Administration (l’agenzia federale statunitense che svolge compiti simili alla nostra AIFA): il 10,93% delle donne ha subito eventi avversi gravi entro 45 giorni dall’aborto chimico, con un tasso reale di complicazioni gravi 22 volte più elevato rispetto a quello dichiarato «inferiore allo 0,5%».
Nella realtà quindi più di una madre su dieci che abortisce con RU486 subisce serie complicazioni: infezione (11.707 casi pari all’1,34%), sepsi (824 casi pari allo 0,10%), emorragia (28.658 casi pari al 3,31%), necessità di trasfusione (1.257 casi pari allo 0,15%), gravidanza ectopica (3.062 casi pari allo 0,35%), ricovero in ospedale correlato all’aborto (5.699 casi pari allo 0,66%), altre complicazioni peculiari dell’aborto non specificate (49.169 casi pari al 5,68%), eventi avversi cardiaci e polmonari, trombosi, anafilassi (reazione allergica grave e potenzialmente letale), pericolosi per la vita (1.956 casi pari allo 0,22%), necessità di intervento chirurgico. Inoltre 40.960 donne, pari al 4,73%, si sono recate al pronto soccorso per una visita correlata all’aborto.
A causa del fallimento dell’aborto chimico 45.498 donne (5,25%) hanno avuto bisogno di una seconda procedura: 24.563 con aborto chirurgico, 27.896 di nuovo con RU486. Quasi 7.000 donne hanno affrontato un secondo tentativo fallito con RU486 ed infine aborto chirurgico. In pratica i dati reali derivanti dai pagamenti delle assicurazioni mostrano un tasso di fallimento del metodo chimico del 5,26%, cioè il doppio rispetto a quanto riporta l’FDA sull’etichetta del mifepristone (2,6-3,8%).
I ricercatori affermano che «se al 10,93% degli eventi avversi gravi… si aggiunge il tasso di fallimento del metodo chimico, aggiustato per evitare il doppio conteggio, si constata che il 13,51% delle donne (circa una su sette), sperimenta almeno un evento avverso grave o un successivo aborto ripetuto entro 45 giorni dal primo aborto con il mifepristone».
Sarebbe doveroso che i promotori del procurato aborto aprissero gli occhi su entrambe le scottanti realtà: l’uccisione di un bambino in utero, i gravi danni per la salute fisica e psichica della madre e spesso anche del padre.
Sono i Medici Obiettori e i Pro-life coloro che davvero difendono la salute delle madri.
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria. Ancona
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it
