Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://www.lescienze.it/scienze-sociali/2026/04/14/news/culle_vuote_in_italia_come_siamo_arrivati_al_punto_piu_basso_di_sempre-21686214/
NON SI PUÒ NEGARE che il declino demografico abbia toccato, negli ultimi anni, cifre molto alte.
Il fenomeno sta diventando preoccupante.
La popolazione invecchia sempre più, la forza lavoro quindi diminuisce e probabilmente ci troveremo ad avere il problema di chi pagherà le pensioni in una nazione dove i giovani sono troppo pochi.
Per tentare di arginare l’ostacolo sono stati fatti i conti con la manodopera straniera.
Qualcuno ha affermato che occorra favorire l’accesso agli immigrati in quanto sarebbero loro ad invertire la tendenza di tale declino.
Si discute anche al Parlamento Europeo del fatto che aprire le porte agli immigrati favorirebbe la ripresa della natalità e con conseguenti ricadute positive sulla società.
Il dibattito però è qui controverso perché ci si muove su più fronti.
C’è chi vede in questo la soluzione al problema denatalità, chi invece ritiene che ciò non sia risolutivo né dal punto di vista economico tantomeno da quello pensionistico.
IO PENSO PERÒ ci sia un ulteriore aspetto da valutare, oltre naturalmente a quello del sostentamento economico alle famiglie e che sta facendo affondare un po’ tutto l’Occidente.
Anziché sperare che il problema possa essere risolto da elementi esterni ponendo quindi su di essi tutte le speranze, l’Europa dovrebbe chiedersi perché siamo caduti in questa trappola.
Dovrebbe davvero i politici farsi un serio esame di coscienza.
Credo che il declino delle nascite affondi le proprie radici in una totale decadenza di ideali.
I grandi valori cristiani vengono negati in modo sempre più ossessivo, talvolta anche violento un po’ ovunque.
Quei valori che nei secoli hanno popolato le terre, sono stati fecondi in tutti i settori della vita umana, hanno dato vita all’arte, alla cultura, hanno creato menti eccelse, grandi uomini e grandi donne.
OGGI IN OCCIDENTE si fanno meno figli non solo per motivi economici ma anche perché la cultura dominante sta demolendo questi ideali facendo attorno ad essi terra bruciata.
Non ci si può nascondere solo dietro ai problemi economici, sanitari, sociali in quanto ai tempi dei nostri antenati essi erano molto più gravi.
Però i figli non mancavano perché nelle famiglie c’era la coscienza che la prole rappresentava un bene, in primis per la famiglia stessa e poi per tutta la società.
Le menti erano più aperte, più fiduciose, meno schiave e più libere.
Oggi la cultura nichilista ha reso sterili i pensieri togliendo loro un’idea di futuro positiva.
C’è evidentemente l’urgenza di cambiare questa prospettiva negativa. Urge fare rifiorire la speranza attraverso un’educazione nuova che dia senso alla vita dei nostri ragazzi.
La famiglia deve tornare ad essere centrale e attorno ad essa devono ruotare le politiche sociali.
LA CHIESA IN QUESTO senso ha un compito importante che non può essere sottovalutato.
Gli uomini di chiesa oggi sembrano però più preoccupati a discutere sugli aspetti sociologici ed economici per tentare di dare un senso a questo inverno demografico anziché valutare i motivi, molto più profondi, che spingono le coppie a non avere figli.
E le ragioni di tale scelta risiedono in un non senso della vita, in un vuoto esistenziale che genera paura e incertezza nel futuro delle persone.
È qui che la chiesa dovrebbe intervenire, annunciando di più la bellezza e il fascino di Gesù Cristo e non solo evidenziando gli ostacoli e le criticità della società.
CHI CONOSCE IL SENSO della vita non teme l’ignoto.
Ha il coraggio di fare scelte coraggiose e controcorrente.
Tutto questa tiepidezza da parte della chiesa non aiuta di sicuro il popolo di Dio a vivere la fede lasciandosi alle spalle con audacia, paure e incertezze nel futuro.
Non aiuta la gente ad avere fiducia in Dio Padre, in un Dio che è padre quindi. Un Dio che ci ama e fa il tifo per noi.
Un Dio che ci vuole liberi e non incatenati a degli stereotipi che ci promettono felicità ma che sono solo effimeri, destinati a lasciare il tempo e lo spazio che trovano impedendoci così di assaporare a pieno la bellezza della vita.
Perché allora un tempo le culle erano ospitate da pargoli urlanti?
Non di certo perché gli uomini erano più ingenui.
Avevano solo più coraggio, più speranza e fiducia, nonostante tutto.
Quello che a noi manca perché ci è stato fatto credere che la felicità sia altrove.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
