La decisione della Regione Toscana di estendere la contraccezione gratuita ai ragazzi dai 13 anni viene presentata come una misura di prevenzione e tutela della salute. Ma siamo sicuri che la risposta alle fragilità adolescenziali possa essere semplicemente anticipare l’accesso ai contraccettivi?
Il rischio è che ancora una volta si affronti il problema partendo dall’ultimo capitolo della storia, dimenticando tutto ciò che viene prima.
La sessualità non è un fatto esclusivamente biologico. È relazione, affettività, responsabilità, rispetto di sé e dell’altro. Per questo motivo la vera prevenzione non può limitarsi alla distribuzione di dispositivi o all’erogazione di prestazioni sanitarie. La vera prevenzione è educativa.
Se vogliamo davvero accompagnare i giovani verso scelte consapevoli, dobbiamo avere il coraggio di investire anzitutto nell’educazione affettiva. Un percorso che nasce in famiglia, cresce nelle comunità educanti e trova nella scuola un importante alleato.
La famiglia resta il primo luogo nel quale un figlio scopre il valore della propria persona e impara il significato dell’amore, della fiducia e della responsabilità. Nessuna istituzione pubblica può sostituire questo compito fondamentale. Quando il dialogo educativo viene meno, nessuna misura sanitaria può colmare completamente quel vuoto.
Accanto alla famiglia vi sono poi realtà troppo spesso dimenticate nel dibattito pubblico. Pensiamo al mondo dello sport. Ogni giorno migliaia di allenatori e istruttori accompagnano bambini e adolescenti nel loro percorso di crescita. Attraverso il rispetto delle regole, il controllo delle emozioni, il sacrificio e la collaborazione, essi contribuiscono a formare uomini e donne prima ancora che atleti. Anche questa è educazione affettiva.
La scuola, dal canto suo, dovrebbe essere il luogo in cui si costruiscono consapevolezza, senso critico e capacità di relazione. Un luogo dove insegnanti e studenti possano confrontarsi su temi fondamentali come il rispetto reciproco, la dignità della persona, il valore delle scelte e le conseguenze che esse comportano.
Solo dopo aver costruito queste fondamenta si può affrontare il tema della sessualità nella sua dimensione biologica. Come avviene il concepimento, quali sono i processi fisiologici della fertilità e della riproduzione: tutto questo è importante, ma rappresenta l’ultimo tassello di un puzzle molto più grande. Senza il quadro complessivo, il tassello rischia di perdere significato.
C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Quando si parla di prevenzione, il dibattito pubblico sembra concentrarsi quasi esclusivamente sulle gravidanze indesiderate. Eppure esiste anche il tema delle malattie sessualmente trasmissibili, che continuano a interessare un numero crescente di giovani. Una prevenzione seria e completa non può ignorare questo problema né limitarsi a messaggi semplificati.
La domanda da porci, dunque, non è se sia giusto o sbagliato rendere gratuito un servizio sanitario. La domanda è un’altra: quale modello educativo stiamo proponendo ai nostri ragazzi?
Vogliamo trasmettere l’idea che ogni problema possa essere risolto attraverso uno strumento tecnico o sanitario? Oppure vogliamo aiutare le nuove generazioni a comprendere il valore delle relazioni, della responsabilità personale e del rispetto della vita?
Una società matura non si misura dalla quantità di contraccettivi che distribuisce, ma dalla capacità di educare i propri giovani ad amare, rispettare e scegliere con consapevolezza.
È questa la vera sfida culturale che oggi abbiamo davanti. Ed è una sfida che nessuna delibera potrà mai vincere da sola.
Dott. Irene Ionta. Medico chirurgo. Siena
Comitato “ Pro-life insieme “
Www.prolifeinsieme.it
