Contraccezione “d’emergenza” sganciata dalla responsabilità: precisazioni del dr. Virgolino

Egregio Direttore,
Chiedo di poter replicare all’articolo
https://www.sanihelp.it/vita-di-coppia/349817/contraccezione-demergenza-perche-giorno-dopo-non-significa-aspettare/

Ormai questa forma di cosiddetta “contraccezione d’emergenza” sembra entrata nella ordinaria “gestione” della sessualità personale, sganciata da ogni responsabilità procreativa, vissuta come momento di piacere individualistico, nel quale la donna – specialmente in età molto giovane – è la sola persona a doversene fare carico. Sì, perché l’uso di sostanze ormonali ad alto dosaggio come il Levononorgestrel (10-15 volte superiore alla quantità contenuta in una classica pillola estro-progestinica) contenuto nella “pillola del giorno dopo”, o sostanze epatotossiche come l’Ulipristal Acetato (UPA) contenuto nella “pillola dei 5 giorni dopo”, non sono certamente benefiche per la salute di chi le assume. Tanto che il Ministero della Salute raccomanda fortemente la loro assunzione sporadica o occasionale; anche se indagini di mercato sull’acquisto di queste pillole lasciano sospettare che la donna giovane ne fa un uso molto più frequente con relativo aumento dei danni per la sua salute.
La raccomandazione più importante che viene lanciata è quella di “non aspettare”, non ritardare l’assunzione della pillola dopo un rapporto sessuale “a rischio” per non abbassare l’efficacia contraccettiva. E sappiamo quanto questa efficacia nell’impedire una gravidanza sia critica. Innanzitutto perché, anche se prese “in tempo” possono esserci gravidanze non desiderate: dopo l’assunzione della “pillola del giorno dopo” è previsto un tasso di gravidanza dal 1,1% al 2,5% se assunta nelle prime 24 ore dal rapporto e del 2,2% nelle successive 72 ore. Come pure per la “pillola dei 5 giorni dopo”, da foglietto illustrativo, si possono avere circa 2 gravidanze ogni 100 utenti.
Ma l’affermazione “dogmatica”, non certamente scientifica, che la vita umana non inizi dal concepimento, bensì dall’annidamento dell’embrione allo stadio di blastocisti nell’utero (dopo circa 7 giorni dal concepimento nella tuba materna) continua a sorreggere la falsa idea che si tratti di “contraccezione”. In realtà, il Levonorgestrel e, ancor più l’UPA, hanno un’azione diretta sulla parete interna dell’utero (endometrio) tale da modificarne i recettori delle sostanze ormonali che preparano e sviluppano l’impianto dell’embrione, vivo, una volta giunto all’interno dell’utero. Si realizza così una interruzione delle sue prime fasi di sviluppo, cioè si produce un aborto precoce e nascosto perché non ancora diagnosticabile con l’esame della beta-HCG. Questa azione abortiva – non contraccettiva – si determina quanto più l’assunzione di queste pillole avviene in una fase del ciclo avanzata verso l’ovulazione o subito dopo, cioè quando ormai l’ovaio sta liberando la cellula uovo o l’ha appena liberata e quindi può essere fecondata dagli spermatozoi e dare così inizio ad una nuova vita umana.
“D’emergenza”, perché? Cosa si teme di così rischioso? Una malattia grave incurabile? Non di certo! Soltanto l’evento vitale che può trasformare positivamente la vita di una donna e di un uomo. Evento di un nuovo essere umano, di un figlio, che nel suo bisogno di essere amato e di amare arricchisce con la sua presenza non solo i suoi genitori, ma tutta la società! Ma non è stato programmato, non è desiderato…Allora bisogna scongiurarne, in tutti i modi che la farmacologia dispone con l’assenso dello Stato, la sua nascita.
Oltre al danno della salute della donna, alla perdita inconsapevole di numerosi embrioni nelle prime fasi di sviluppo, questo stile di vita sessuale così legalmente e sanitariamente ammesso e promosso anche mediante la distribuzione gratuita di queste pillole nei consultori pubblici, come già avviene in alcune Regioni italiane, non può non generare una mentalità anti-vita umana, ben più grave e più difficile da sradicare rispetto a tutte le altre concause della stradenunciata denatalità.
Stiamo purtroppo assistendo ad una situazione di degrado umano, tanto profondo da sconvolgere la sfera intima della sessualità, favorito dallo strapotere dei grandi interessi economici delle case produttrici di sostanze contro la fertilità e la generazione umana. A tal proposito, Papa Francesco ebbe a constatare che in questi tempi la ricchezza maggiore la producono le fabbriche di armi e quelle dei contraccettivi (abortivi).
Si tratta di fare una vera rivoluzione culturale a partire dall’educazione. Se infatti, una ragazza fosse informata – e formata nella coscienza – in merito alla sua fertilità naturale, conoscesse le fasi del suo ciclo ovarico e sapesse riconoscere i giorni fertili, potrebbe risparmiarsi l’assunzione di queste pillole post-coitali come delle altre, spesso prese soltanto per paura e per ignoranza. E saprebbe anche apprezzare il valore inestimabile della sua fertilità e della sua persona. Saprebbe rispettarsi e farsi rispettare, senza cadere nel ricatto e nell’illusione di un amore senza responsabilità, tristemente chiuso alla trasmissione della vita.

Dr. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it