Cancellare la famiglia dal processo educativo dei figli

https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2025/08/05/news/educazione-sessuale-a-scuola-nondasola-no-al-filtro-delle-famiglie-1.100744750

Egregio Direttore,
Ancora una volta il decreto Valditara è al centro di discussioni.
Questa volta è l’associazione “Nondasola” ad esprimersi per ribadire con forza il suo NO al filtro delle famiglie sull’educazione sessuale a scuola.
Per giustificare tale scelta portano le motivazioni più disparate.
Dall’incapacità dei genitori ad essere “funzionali” in tal senso, alla difficoltà dei ragazzi ad esporre i loro problemi sapendo che dietro c’è la famiglia.
L’educazione sessuale insomma deve essere materia esclusiva della scuola e portata agli alunni dall’insegnante di scienze o di filosofia/italiano, o di psicologia per gli istituti che la prevedono come materia di insegnamento, o magari da personale specifico con una formazione “dedicata”.
Sempre secondo “Nondasola” in tutti i programmi scolastici, di ogni ordine e grado, bisogna includere materiale didattico su temi quali la parità tra i sessi, la violenza contro le donne, i ruoli di genere non stereotipati ecc.
Anche la convenzione di Istanbul, ribadisce l’associazione, si è espressa definendo tutto ciò necessario al fine di creare un quadro giuridico che protegga le donne da qualsiasi forma di violenza e ne punisca i responsabili.
In tutta questa nobiltà di valori però la famiglia deve restare fuori. La domanda a questo punto appare scontata: PERCHÉ?
Perché i genitori non dovrebbero venire informati su come si portano avanti certi discorsi? Perché delegittimarli con tanta violenza?
I contenuti delle discipline curricolari seguono schemi piuttosto “rigidi” per quanto riguarda la spiegazione della materia, anche se c’è una discussione collegiale al fine di garantire un lavoro efficace e coerente con le normative e le esigenze degli alunni.
I suddetti contenuti sono poi resi disponibili attraverso le piattaforme online della scuola, dei testi adottati, dei vari materiali didattici che i docenti forniscono ecc.
È chiaro che per spiegare eventi storici, teoremi matematici, algoritmi, evoluzione della terra, paradigmi e via discorrendo non serva chiedere la supervisione della famiglia affinché ne approvi i contenuti. Non tutti hanno preparazione adeguata per potersi esprimere.
Diverso è, e mi appare davvero difficile capire come non si riesca a comprendere, insegnare materia definita “educazione sessuale”.
Chi decide che la famiglia deve restare fuori afferma anche che bisogna fare attenzione a non portare ai ragazzi modelli di genere “stereotipati”.
Ma cosa si intende in questo caso per stereotipo?
Per la psicologia sociale corrisponde a un insieme di credenze in base a cui vengono attribuiti ad un gruppo di individui determinate caratteristiche. Insomma la base su cui poi si svilupperebbe il pregiudizio.
Quindi, secondo questa logica, non ci sono modelli sessuali in quanto quelli che esistono sono “modelli stereotipati”.
Personalmente in questo accanimento contro la supervisione dei genitori ci vedo solo tanta violenza.
Un atto di violenza psicologica che ha come obiettivo fare passare una forma di pensiero che potrebbe essere non condivisibile. Che calpesta, andandoci sopra, idee, pensieri, modi di vivere di persone che non sono d’accordo con le teorie le quali si uniformano ad un solo unico modello. Il pensiero che ci vuole tutti uguali, senza capacità di discernimento.
Che non tiene conto che esistono persone che si differenziano dal gruppo coeso che ha come obiettivo la spasmodica ricerca di unanimità dei propri componenti e che relega in secondo piano tutti quelli che non vi si sentano parte integrante.
Pretendere che le famiglie non possano essere filtro di questa disciplina che non racconta le gesta di Ulisse, che non spiega il teorema di Pitagora o l’analisi logica di un periodo, è UNA GRANDE FORMA DI VIOLENZA.
La stessa violenza che vogliono combattere ma che in realtà usano solo come scudo.

Angela D”Alessandro
Prolife insieme
http://www.prolifeinsieme.it