Campania: con RU-486 si ritorna all’ aborto clandestino

Egregio Direttore,
le chiedo di poter replicare alla notizia relativa alla approvazione in Campania del percorso ambulatoriale coordinato e complesso per l ‘ IVG farmacologica: day hospital e seconda somministrazione a domicilio”.
Secondo lo Studio Green M.ENG.J MED, 2005 e confermato in seguito da altri, le complicanze dell’ IVG farmacologica sono più frequenti rispetto ad un aborto tradizionale e questo vale per tutti gli eventi avversi considerati: emorragia, aborto incompleto, necessità di ricovero ospedaliero d’ urgenza; in particolare, la mortalità è superiore di 10 volte rispetto all’ aborto chirurgico.

Premesso ciò, in questi giorni la Giunta Regionale della Campania ha approvato il percorso ambulatoriale per l’ IVG farmacologica che come è  noto, prevede l’ uso di due sostanze (non farmaci, giacché i farmaci curano): mifepristone e prostaglandina.
Questa delibera viene salutata come ” un passaggio storico per l’ organizzazione sanitaria e per i diritti delle donne in Campania che supera un modello organizzativo ormai inadeguato in regime di ricovero…”   specialmente in strutture   “dove non c’erano camere dedicate”.

L’ obiettivo era mettere al centro i diritti ,la dignità e la liberta’ con una sanità più equa, inclusiva e vicina alle persone a tutela della salute riproduttiva.                                   Proviamo ora a fare un po’ di chiarezza.
Con questo nuovo percorso le DONNE, perché sono loro le destinatarie di questa aberrante novità, sono libere di monitorare personalmente l’intero processo abortivo! Infatti, dopo aver assunto in day hospital la prima fase della terapia, tornano a casa per assumere l’ altra ed ascoltare i segnali del corpo, aspettando che il potente veleno faccia effetto, in preda alla paura e all’ ansia di avvertire i dolori lancinanti che seguono e che termineranno con l’espulsione del corpicino o dei suoi poveri resti nella doccia o nel wc.
Tutto normale, raccomandato addirittura dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità come una pratica in grado di tutelare la salute fisica, emotiva e psicologica! Come se si trattasse di un farmaco che cura la gastroenterite, mentre in realtà è in atto un combattimento tra la vita e la morte dentro l’ organismo, ma soprattutto nell’ anima della donna, la quale capisce troppo tardi dell’ immensa facoltà di cui è provvista, quella di accogliere e custodire la fragilità della nuova vita.
Il vero messaggio tra le righe è: se vuoi abortire fallo per conto tuo, che è molto più economico per le tasche del SSN e poi, vuoi mettere lo stigma di farlo in ospedale dove c’è chi partorisce bambini e chi li uccide? Quindi è come se si ritornasse alla clandestinità di un tempo, solo che adesso lo consente la legge.
Noi,come Comitato Prolife Insieme in questa epoca di forte denatalità,ci chiediamo: perché, invece, la Regione Campania non si è concentrata sull’ accoglienza della Vita a sostegno della coppia e della famiglia con politiche atte a favorire i percorsi di nascita? Si crede sciaguratamente, così, di ridare speranza a questa travagliata società, alle future generazioni?
Cordialmente.

Maria Cariati per il Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it