Bolzano: il consenso informato a scuola fa paura solo a chi ha qualcosa da nascondere

Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo
https://www.ildolomiti.it/politica/2026/gli-insegnanti-bocciano-il-consenso-informato-ricaduta-negativa-su-tutta-la-nostra-comunita-la-scuola-che-vogliamo-non-e-questa

DA UN PO’DI TEMPO girano articoli che denunciano che la scuola italiana è in pericolo.
E quale sarebbe il pericolo dal quale guardarci?
La legge sul consenso informato.
Il terribile ddl Valditara.
Poi, se uno va a leggere bene l’articolo, si accorge subito che non si parla mai davvero di ciò che la legge realmente dice.
Si parla nello specifico di sensazioni, di paure, di ricadute sulla comunità, di una scuola che non è scuola.
Il solito balletto ideologico, quello che sta provando da anni a togliere ai genitori il loro ruolo educativo.

VORREI QUINDI PROVARE a ragionare con calma sull’ argomento, lasciando fuori gli slogan.
Innanzitutto inizierei col dire che la legge non vieta di parlare di affettività o di sessualità.
Questa è la bugia più grande attorno alla quale si è costruita tutta la polemica.
La legge vieta semmai di FARLO DI NASCOSTO.
Direi che la differenza è dunque abissale e chi fa informazione lo sa!

COSA PREVEDE VERAMENTE?
Che per i progetti extracurricolari, quelli fuori dal programma ministeriale, su sessualità e affettività, la scuola informi prima le famiglie, mostri i materiali, indichi nomi e curricoli degli esperti esterni.
Raccolga un consenso scritto, almeno 7 giorni prima.
I ragazzi che non intendono aderire al progetto, seguiranno attività alternative.
Tutto qui.
Se un progetto è serio, rispettoso, scientifico dove sarebbe l’inciampo?
Per una gita scolastica i genitori firmano autorizzazioni, prendono visione di programmi, orari, accompagnatori, costi.
Per incontri che prevedono il parlare di corpo, intimità, identità di genere di un ragazzino di 13, 14 anni invece dovrebbe bastare il “fidatevi di noi? ”

QUINDI DEDUCO che non sia la burocrazia a spaventare chi protesta ma sarebbe la chiarezza dei contenuti a fare paura.
Si dice poi nello specifico che, così facendo, si creerebbero due scuole e che i più fragili resterebbero indietro.
Mi chiedo a questo punto chi sarebbero i “più fragili” di cui si parla.
Se prendiamo infatti atto di cosa i genitori dicono, ci accorgiamo che è esattamente il contrario.
Fragili si sono dimostrati quei ragazzi costretti ad ascoltare, all’oscuro dei genitori, contenuti che contraddicevano l’educazione ricevuta a casa.
Fragili erano anche quei genitori a cui veniva imposto qualcosa che andava contro la loro convinzione.

Art. 30 della Costituzione:
“È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”.

Non è un dettaglio.
La l. Valditara non inventa niente.
Mette solo al suo posto un principio per anni ignorato.

COSA DIRE POI della libertà di insegnamento?
Chi la mette mai in discussione?
Nessuno!
Però bisogna fare chiarezza su cosa significhi libertà di insegnamento, che non corrisponde certo alla libertà di indottrinamento.
Il docente è libero dentro il programma nazionale.
Non è però libero di trasformare l’aula in un pulpito personale o di prestarla ad associazioni esterne, provviste di agende ideologiche.
La scuola è autonoma sì, ma non sovrana.
Non è dei docenti, dei sindacati, delle associazioni.
È un servizio pubblico per i ragazzi e le loro famiglie.

Idem per quanto riguarda la prevenzione.
Si continua a ripetere che senza questi progetti non si potrà prevenire la violenza di genere, il bullismo, le malattie.
UN’ALTRA MEGA BALLA!
La prevenzione, il rispetto per il diverso, per le donne, il contrasto al bullismo, restano nel curriculo e non necessitano di alcun consenso.
È tutto già nei programmi ministeriali.
Quello che invece non si può più tollerare, è il tentare di nascondere l’ideologia gender, all’interno di un progetto contro il bullismo, per aggirare i genitori.
Se il ministro ha pensato ad una legge significa che c’è stato il precedente.

INFINE QUEL CHE RESTA È LA FRASE che rivela la reale natura dell’articolo:

” La ricaduta negativa su tutta la nostra comunità, la scuola che vogliamo non è questa. ”

Scusate, ma a quale comunità esattamente vi riferite?
Non di certo a quella delle famiglie che questa legge l’hanno chiesta e attesa per anni.
Vi riferite allora alla comunità di chi da anni gestisce la scuola come un feudo, dove la famiglia era disturbante.
Un ostacolo adesso da aggirare, usando un linguaggio burocratico e con progetti presentati all’ultimo secondo.
Ecco dimostrato il perché, la polemica sul consenso informato non può essere una discussione pedagogica.
È invece lo scontro tra due modi di intendere la scuola.
Da una parte c’è chi pensa di avere autorità su di essa.
Dall’altra chi pensa, come recita la Costituzione, che i figli e la loro educazione spetti in primis alle famiglie.
Concludo dicendo che chi ha ragione non ha paura della luce.
Chi invece teme di mostrare quei materiali ai genitori, sa benissimo che, quei materiali, alla luce del sole non reggerebbero.

Angela D’Alessandro. Insegnante. Bolzano
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it