Egregio Direttore,
Scrivo in riferimento all’articolo https://www.riviera24.it/2026/01/mia-arcigay-imperia-aderisce-alla-manifestazione-contro-la-campana-del-vescovo-suetta-948271/
Da donna sono profondamente colpita dalle dichiarazioni rilasciate da Arcigay Imperia contro l’iniziativa del Vescovo Mons. Suetta di far risuonare ogni sera alle 20.00 la campana in memoria dei bimbi uccisi con l’aborto.
Sono colpita perché, evidentemente, nessuno è interessato, nemmeno gli esponenti di Arcigay, al dolore delle donne che hanno rinunciato al figlio che attendevano. Il continuo richiamo al “ diritto” sancito dalla legge 194 cancella totalmente dal panorama complessivo gli aspetti più devastanti, dal punto di vista psicologico, per la donna.
Ne sanno qualcosa gli psicologi che tentano, non sempre riuscendoci, di far elaborare il lutto alle migliaia di pazienti che diventano consapevoli di quello che hanno fatto: ucciso il figlio che attendevano.
Ne sanno qualcosa i sacerdoti che ricevono le confessioni disperate delle donne che non riescono a perdonare se stesse, nonostante l’assoluzione ricevuta.
Ne sanno qualcosa gli operatori delle associazioni pro-life che accolgono le donne affrante, che si chiedono dove sia il loro bimbo.
Mons. Suetta, con il rintocco della campana, vuole far memoria di tutto il dolore legato all’aborto: negarlo significa offendere le donne che soffrono, in Italia più di 7.000.000 di mamme che hanno avuto libero accesso al “ diritto” di aborto senza che nessuno abbia spiegato loro le conseguenze terribili dell’atto, che nel nostro Paese si consuma quotidianamente.
Perciò ha ragione Mons. Suetta, quando sostiene che la legge 194 è sbagliata.
La natura ha riconosciuto il grande privilegio di dare la vita a noi donne, che dovremmo essere sostenute dallo Stato, non oltraggiate.
Quante sanno che esiste una legge che permette di portare avanti la gravidanza, di partorire in sicurezza in ospedale e di rinunciare al bimbo garantendone l’adozione? Quante conoscono l’esistenza di sussidi, pubblici e privati, riconosciuti alle mamme che rinunciano all’aborto?
Quante sanno che la pillola abortiva RU486, spacciata come sicura conquista, porta alla solitudine della donna che abortisce in casa e spesso riconosce il suo piccolo tra il fiume di sangue?
La vera libertà di scelta non può prescindere dalla conoscenza. Di questa ci facciamo carico noi del Comitato “ Pro-life insieme “. Per questo invitiamo a documentarsi e a leggere gli articoli pubblicati sul nostro sito.
Noi non “ scendiamo in piazza”, non urliamo e non aggrediamo. Facciamo invece cultura seria, a 360 gradi, perchè nessuna donna, dopo l’aborto, pianga dicendo “ se avessi saputo”.
Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it
