Mi ricordo che gli chiesi perché ero rimasta solo io e lui mi rispose:” Non preoccuparti, anche gli altri stanno tornando “.
Il problema era, e lo capisco adesso: chi aveva le forze per ribellarsi?
Da quel momento rimasi in quel posto tutta la notte , cioè dalle 2 fino a non so che ora. Poi mi riportò a casa . C’era luce fuori, la luce dell’alba .
Mi riportò a casa come nulla fosse.
Mi ricordo che facevo fatica a camminare ,avevo dolore dappertutto.
Come se non fosse accaduto nulla, come se fosse tutto normale, il giorno dopo, M. ebbe la sfacciataggine di scrivermi. Chiedeva di poterci rivedere.
Io invece stavo prendendo, poco alla volta, coscienza dell’accaduto.
Finito lo stordimento chiamai il mio amico e mi recai in ospedale, per denunciare il fatto.
Ero tutta un livido e mi ricoverarono con una diagnosi: lesione al retto.
Non mi capacito di un fatto, ancora adesso: per tanti anni non ho covato risentimento nei confronti di quell’individuo. Poi ho capito il motivo, è quello che contraddistingue le vittime: mi davo la colpa di quello che era successo, mi davo della stupida. Se mi fossi amata di più, se mi fossi fidata di meno… mie, le responsabilità erano tutte mie. Oggi so che tante donne non denunciano il proprio violentatore, abbiamo tutte in comune una sorta di tendenza all’autolesionismo che non ci abbandona mai.
Rimasi in ospedale per 15 giorni, il dolore fisico ma soprattutto l’offesa alla mia dignità non mi abbandonavano e ho impiegato 10 anni per riuscire ad arrabbiarmi, per scaricare il disprezzo nei confronti di un animale che si era preso gioco della mia semplicità. Aveva abusato non solo di me fisicamente, ma soprattutto della fiducia che io riponevo in lui.
Sì perché l’amore è e deve essere tutt’altro .
M. fu giudicato colpevole per la violenza nei confronti della sua ex ragazza. Ovviamente io non ero al corrente del suo passato, altrimenti sarei stata sicuramente a distanza.
La mia testimonianza oggi ha un obiettivo ben preciso: dire alle donne che hanno subito violenza di denunciare il fatto, assolutamente, per evitare che individui così possano ripetere indisturbati i loro gesti. Poter raccontare di aver vissuto un orrore del genere è già una grande grazia, non tutte le donne sono fortunate e talvolta gli esiti di uno stupro si rivelano tragici.
Ma aggiungo che, da un’esperienza di tale portata , non ci si può salvare da sole: bisogna avere il coraggio e l’umiltà di chiedere aiuto per elaborare il “lutto“ dell’oltraggio subito. Ed è necessario essere consapevoli che, noi donne, non abbiamo alcuna responsabilità. L’unica nostra pecca è esserci fidate, credere nella bontà dell’altro e mendicare un po’ di quell’amore che forse ci è mancato in famiglia.
Perché l’ amore vero, quello sano ,rispettoso è il più grande dono che Dio ci ha lasciato e nessun essere umano, donna o uomo che sia, deve esserne privato.
La Redazione del Comitato “ Pro-life insieme “
