Egregio Direttore,
queste mie riflessioni in ordine all’articolo pubblicato su La Voce di Imperia che riferisce di preoccupazioni espresse da attivisti di Amnesty International Liguria per il progressivo pro-liferare di manifestazioni pro-vita, come i rintocchi “pro vita” della campana della Chiesa dei Cappuccini di piazza Roma a Porto Maurizio o le serate di preghiera organizzate nella stessa chiesa da monsignor Lucio Fabbris, parroco del Duomo, programmate fino al 1° aprile 2026. Articolo reperibile sul web su https://www.lavocediimperia.it/2026/02/25/leggi-notizia/argomenti/attualita-5/articolo/amnesty-liguria-preoccupazione-per-i-rintocchi-pro-vita-della-campana-della-chiesa-dei-cappuccini.html.
Si ipotizza a preteso supporto di tali rimostranze che le iniziative, come tante altre nell’alveo del percorso tracciato da Mons. Vescovo Suetta con la campana della vita di Sanremo, volte a ricordare e a riflettere sull’immane tragedia di milioni di bimbi abortiti, indurrebbero a violare dei diritti umani. Ciò sulla base dell’illazione in base alla quale, secondo il loro dire, “un aborto sicuro è un diritto umano, legato all’autonomia, alla privacy e all’integrità corporea. Negare o ostacolare questo diritto, costringendo a portare avanti una gravidanza indesiderata o a ricorrere a pratiche non sicure, costituisce una violazione dei diritti umani e un problema di giustizia sociale e di genere.
Mi chiedo a quale integrità corporea e a quali di diritti umani ci si possa riferire. In realtà, a null’altro che ad argomenti addotti come alibi per l’omicidio di creature innocenti e che non possono difendersi.
Per confutare i quali, basta chiarire come di seguito.
L’unica integrità fisica a venir meno è quella del nascituro che con l’aborto viene destrutturato in modo orribile; persona distinta dalla madre sin dal concepimento e sulla cui vita la madre stessa non può vantare alcun diritto.
Non esiste alcun espresso riconoscimento giuridico di un diritto ad abortire poichè la stessa legge 194 che in determinate circostanze lo consente, si limita ad introdurre solo un’esimente di natura penale.
L’intangibilità di ogni vita viceversa risponde a dettami etici prima ancora che legali, di tutela della persona umana, costituzionalmente garantiti dal principio di eguaglianza di tutti gli individui; per cui in caso di aborto i bimbi in gravidanza sarebbero discriminati rispetto a quelli già nati, in ragione della differente tutela della salute e della vita.
Non sussiste alcuna forzatura antidemocratica ascrivibile all’iniziativa delle campane della vita, quale legittima prerogativa di espressione della libertà di fede religiosa; garantita anch’essa dalla Costituzione e ribadita anche nelle norme pattizie di revisione del concordato tra Chiesa e Stato.
L’aborto non è affatto un diritto umano. Uccidere un nascituro non può mai essere un diritto umano, quanto un delitto ignominioso nei confronti di un fratello (Genesi; Lett. Enc. Evangelium Vitae, etc.)
I diritti umani promanano dal Diritto Naturale che difende la vita e ne impone la custodia e la tutela. Ogni normativa di accesso all’aborto invece è frutto di deliberazioni assunte da maggioranze politiche di un paese, in un certo momento storico; e come tale, e come auspicabile, emendabile e abrogabile.
Giusto per ricondurre la questione ad esattezza e sollecitare una più corretta riflessione sul tema.
Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it
