Accoglienza e inclusione dei disabili a scuola, non abbandono (video)

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Prima delle leggi sull’integrazione scolastica in Italia, gli alunni con problemi di apprendimento o disabilità venivano separati dalla classe e inseriti in classi differenziali o speciali a seconda di quale fosse la gravità del problema.
Grandi passi avanti si sono fatti ad ora.
Attraverso una serie di leggi, l. 118/71, l. 517/77, l. 104/92 si è stabilito che l’istruzione di invalidi civili, salvo casi gravissimi, dovesse avvenire all’interno delle classi normali.
È stata introdotta la figura dell’insegnante di sostegno con l’obiettivo di favorire l’integrazione.
La l. 104/92 è la “legge quadro” che ha sancito definitivamente il diritto all’integrazione  scolastica e sociale per tutte le persone portatrici di disabilità.
La l. 170/2010 infine è stata scritta per garantire il diritto allo studio a ragazzi con DSA ( disturbi dell’apprendimento come dislessia, disgrafia, discalculia) garantendo interventi efficaci attraverso l’uso di strumenti compensativi, la personalizzazione del piano educativo e didattico, senza prevedere l’insegnante di sostegno.
Tanti sono stati i passi fatti al fine di garantire il meglio per tutti gli alunni.
Per venire incontro alle loro difficoltà affinché possano vivere serenamente il percorso scolastico.
Sono state emanate normative anche per far fronte al problema dagli stranieri con difficoltà linguistica.
L’integrazione scolastica di alunni portatori di disabilità è senza dubbio una opportunità per tutti, sia per chi ne beneficia in prima persona sia per coloro che la vivono di riflesso.
 Rappresenta infatti una straordinaria opportunità di crescita per tutta la classe.
Si impara l’empatia riducendo i pregiudizi.
Si sviluppano competenze trasversali come la cooperazione.
La didattica diventa innovativa ed inclusiva costringendo sia la scuola che i docenti singoli a pensare ad essa in modo più flessibile, attento ai bisogni di ciascuno.
Questi interventi risultano fondamentali anche per le famiglie
 dei ragazzi con problemi di apprendimento, che si sentono cosi valorizzate e sostenute.
Spesso infatti vivono l’inizio del percorso scolastico con ansia.
Tuttavia l’integrazione deve assolutamente tenere conto dei bisogni reali degli alunni da tutelare.
Non ci deve essere un’integrazione selvaggia.
Spesso infatti gli alunni con disabilità non riescono a restare in classe tutta la mattina.
Hanno bisogno di un insegnamento individualizzato da poter seguire senza distrazioni con l’insegnante di sostegno.
Perciò è fondamentale che nella scuola ci siano spazi dedicati.
Talvolta necessitano anche una riduzione dell’orario scolastico proprio perché non ce la fanno a restare a scuola troppe ore.
È importante quindi assecondare queste differenze, queste necessità.
Portare un ragazzo con ADHD, o un alunno con trisomian21 in aula di sostegno, non vuol dire isolarlo ma andare incontro alle sue esigenze.
Un percorso didattico personalizzato è un vero e proprio patto educativo tra scuola, famiglia e specialisti e prevede prima di tutto il rispetto della persona, dei suoi tempi al fine di garantirgli il miglior percorso scolastico possibile.
Il tutto vissuto possibilmente in un clima sereno, senza forzature ma che tenga presente le difficoltà e le specifiche necessità di ogni ragazzo.
Angela D’Alessandro. Insegnante Scuola dell’infanzia
Comitato “Prolife insieme”