Aborto=violenza contro un bimbo che non può difendersi

Egregio Direttore, chiedo cortesemente diritto di replica all’articolo
Quando in generale, la maggior parte della gente parla di interruzione volontaria di gravidanza, intende fare leva sui diritti della donna di gestire il proprio corpo. L’autodeterminazione, sostantivo ormai abusato, riconosce il diritto inalienabile di controllare e decidere su sé stessi esercitando autonomia e responsabilità nelle varie sfere delle vita.
 Una donna incinta è una donna che sta portando avanti una gravidanza, processo che culminerà con il parto, ossia la nascita di un bambino.
 L’interruzione volontaria o spontanea di questo processo è detto aborto.
La parola “aborto” che proviene dal verbo latino “aboriri” ha come significato “venire meno nel nascere” o per essere più espliciti “morire”. È evidente che si parla di una nascita interrotta, una fine prematura della gestazione.
Come possa essere sottovalutata e banalizzata con tanta leggerezza l’interruzione volontaria della gravidanza è  a mio avviso disumano!
Uso questo aggettivo non a caso in quanto sopprimere una vita, anche se è in formazione è un atto crudele, spietato, privo di umanità in quanto è sotto il livello dell’ umanità stessa.
 Un organismo umano è considerato “vita” già dal momento della fecondazione ossia da quando lo spermatozoo e l’ovocita si uniscono per formare uno zigote, il quale darà origine ad una nuova persona con codice genetico distinto. Da qui inizia il ciclo della vita dell’organismo che geneticamente è già uomo.
La scienza ne dà testimonianza attraverso gli studi di autorevoli ricercatori i quali hanno trattato il tema della vita umana riconoscendone la dignità fin dal suo inizio.
Esempi ne troviamo negli scritti di Thomas Verny ( Bambini si nasce) in cui si sottolinea l’importanza dell’ambiente uterino per lo sviluppo del bambino. Vi è ulteriore riscontro
negli studi bioetici del prof. Giuseppe Noia, il quale pone l’accento sul valore della vita e sulla simbiosi materno-fetale promuovendo così un approccio che riconosce la dignità della vita fin dal suo inizio.
Esistono anche interpretazioni legali le quali affermano il diritto alla vita fin dal concepimento, riconoscendo allo stesso concepito dei diritti.
Non è solo quindi un’interpretazione religiosa pensare che la vita è vita già dagli esordi.
Per la Chiesa, per donne ritenute sante non solo dal mondo cattolico come madre Teresa di Calcutta, la vita è sacra. La madre sosteneva che “lo spazio sacro della gravidanza è abitato dalla luce di Dio…”
La scienza quindi riconosce la vita fin dal concepimento.
 Anche sul piano giuridico, seppur determinati diritti del feto siano condizionati all’evento della nascita, vi sono  alcune interpretazioni atte a  sottolineare che, anche in assenza di piena personalità giuridica ( ossia quando ancora il feto non è venuto al mondo) la legge tutela la vita del concepito attraverso l’Istituto del “diritto nascente”.
 A questo punto appare evidente che non si possa più parlare di ivg senza pensare che si sta uccidendo un bambino. La si può “infiocchettare” con discorsi di scelta libera e ponderata ( non è mai ponderata è sempre una scelta dettata da sentimenti in contrasto tra loro) ma la sua natura non cambia.
Sia l’aborto chimico che quello chirurgico hanno come obiettivo la morte. Impedire  ad un bimbo di nascere volontariamente corrisponde ad ucciderlo anche se si tenta di dare all’azione connotati diversi per alleggerire le coscienze.
Questa cultura di morte non può avere il sopravvento sulla vita la quale merita rispetto. Non è possibile nascondersi dietro la bugia “del grumo di cellule” in quanto è dimostrato che grumo di cellule non è. Affrontare un argomento così delicato e complesso con questa leggerezza, banalizzandone i contenuti, denota mancanza di approfondimento e scarso amore per la vita. L’ aborto è una scelta che prima o poi presenterà il conto. Non è un parlare da profeta di sventura, esistono  testimonianze di donne e professionisti pentiti che raccontano l’orrore e gli strascichi di sofferenza  lasciati da un aborto volontario sia subito che provocato.
È un invito il mio a prendere sul serio la vita promuovendo la vita nascente, che non può venire eliminata  per scelte egoistiche spacciate per libertà conquistate.
Impedire ad un individuo di nascere non è libertà ma è una violenza che si riversa su chi non ha strumenti per difendersi.
Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme