Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo
https://www.internazionale.it/notizie/jennifer-guerra/2026/01/23/aborto-clandestino-italia
In Italia l’aborto clandestino esiste ancora.
La 194 è stata promossa invocando uno spropositato numero di aborti clandestini e soprattutto di decessi di donne causati proprio da aborti clandestini: si trattava però, fortunatamente, di un falso clamoroso: il numero di tali decessi superava persino il numero totale delle donne decedute in età fertile per qualsiasi causa di morte (neoplasie, infarti del miocardio, incidenti, etc).
E’ strano che, mentre continuamente femministe scendono in piazza per strepitare un inesistente “diritto all’aborto”, una portavoce di Women on web intenda rimanere anonima: teme forse di essere smentita nelle sue affermazioni?
La pubblicità insistente che si è fatta e si continua a fare al procurato aborto, è il primo motivo per indurre una madre a prendere in considerazione quella che in prima istanza può apparire come una facile scappatoia quando ella si confronta con una gravidanza inaspettata. Ma si sa: la pubblicità è l’anima del commercio per coloro che incassano soldi praticando l’aborto, per le ditte produttrici di strumentazione chirurgica e di prodotti chimici abortivi, magari anche per psicologi e psicanalisti che si faranno poi pagare per “curare” i disturbi psichici delle madri che hanno abortito. Silvio Viale, che già nel 2019 vantava più di diecimila procurati aborti, ed affermava: “Io i bambini li frullo”, pratica gratuitamente?
Effetti avversi per qualsiasi procurato aborto sono: emorragie, sepsi, danni anatomici a carico dell’utero, successivi aborti spontanei e parti pretermine, malattia infiammatoria pelvica, infertilità, gravidanze ectopiche, ansia e depressione, rimpianto, disturbo post-traumatico da stress, etc. Effetti avversi cui va aggiunto il drammatico incremento di cancro della mammella a causa del Link ABC cioè il rapporto causale tra Abortion e Breast Cancer.
Quanto all’aborto chimico lo studio di Hall JB – Anderson RT, The abortion pill harms women: Insurance data reveals one in ten Patients experiences a serious adverse event. EPPC Ethic & Public Policy Center https://eppc.org/publication/stop-harming-women/ condotto su 865.727 aborti con il mifepristone dal 2017 al 2023, riporta che il 10,93% delle donne ha subito eventi avversi gravi entro 45 giorni dall’aborto chimico, con un tasso reale di complicazioni gravi 22 volte più elevato rispetto a quello dichiarato dalla ditta Danco «inferiore allo 0,5%».
Nella realtà quindi più di una madre su dieci che abortisce con RU486 subisce serie complicazioni: infezione (11.707 casi pari all’1,34%), sepsi (824 casi pari allo 0,10%), emorragia (28.658 casi pari al 3,31%), necessità di trasfusione (1.257 casi pari allo 0,15%), gravidanza ectopica (3.062 casi pari allo 0,35%), ricovero in ospedale correlato all’aborto (5.699 casi pari allo 0,66%), altre complicazioni peculiari dell’aborto non specificate (49.169 casi pari al 5,68%), eventi avversi cardiaci e polmonari, trombosi, anafilassi (reazione allergica grave e potenzialmente letale), pericolosi per la vita (1.956 casi pari allo 0,22%), necessità di intervento chirurgico.
Una ricerca effettuata da David Reardon, Katherine Rafferty, Tessa Longbons (Cureus 2023; due Autrici sono donne) su 226 donne statunitensi che si erano sottoposte a procurato aborto: almeno il 60% ha dichiarato che, se soltanto avesse trovato maggiore aiuto ed assistenza, avrebbe preferito avere il bambino; parimenti altro studio del Medical Science Monitor riporta che il 79% delle donne reduci da un procurato aborto lamenta di non essere stata preventivamente informata di alternative alla eliminazione del bambino: il ripensamento ed il fardello del procurato aborto è quindi percentualmente preponderante. Riguardo a gravidanze indesiderate ma poi portate a termine, invece, Corinne Rocca, Heidi Moseson, Heather Gould, Diana Foster, Katrina Kimport (Social Science & Medicine 2021; tutte Autrici donne) hanno seguito per cinque anni 161 donne, le quali avevano chiesto di abortire, ma per un qualche motivo erano state costrette a proseguire la gravidanza: ad una settimana dal rifiuto dell’aborto il 65% di queste donne avrebbe ancora desiderato abortire; ma subito dopo il parto la percentuale si riduceva al 12%, dopo il primo anno al 7%, a distanza di cinque anni al 4% appena. Si può dunque concludere che solo in una infima percentuale di casi una gravidanza non desiderata, ma portata a termine colla nascita del bambino, genera un qualche disagio, mentre uno scottante 79% di rimorsi grava sulle donne che hanno abortito.
Giorgio Pardi, professore di ostetricia-ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano,fu il primo ad eseguire un’interruzione di gravidanza in Italia dopo l’introduzione della 194/1978, ma riteneva più che necessaria la presenza dei CAV Centri di Aiuto alla Vita accanto ai reparti di ostetricia. Era e rimaneva (illogicamente) a favore della 194/1978. Rilasciava tuttavia questa dichiarazione: «Sono ateo, l’ho già detto? Io non credo in Dio, non ho la grazia della fede, che vuole che le dica? Quindi scriva scriva scriva che il dottor Pardi Giorgio è ateo o, se preferisce, è un laico. E aggiunga anche che per ritenere l’aborto un omicidio non serve la fede. Basta l’osservazione. Quello è un bambino. L’aborto è un omicidio. Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Perché l’interruzione di gravidanza è una ferita che non si cicatrizza». https://www.tempi.it/giorgio-pardi-laborto-un-omicidio/
Chi promuove il procurato aborto non aiuta realmente le madri, bensì le inganna con una falsa prospettiva di libertà. Perché infatti non si vuole mostrare loro la realtà? Come ad esempio la realtà del battito cardiaco fetale che con le attuali strumentazioni è verificabile già alla 5^-6^ settimana dal concepimento.
Le energie e le risorse economiche che vengono spese per promuovere il procurato aborto, andrebbero invece sapientemente erogate per aiutare le madri a realizzarsi come madri.
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it
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