Aborto, la nostra non è una guerra santa ma di verità e di scienza

Egregio Direttore,
Chiedo di poter replicare all’articolo https://ilgiornalepopolare.it/aborto-una-pratica-ancora-da-mammane/

Noi del Comitato “ Pro-life insieme “ non facciamo una guerra santa, e non paragoniamo l’aborto all’omicidio. Il discorso è scientificamente inappellabile: l’aborto è realmente un omicidio, visto che il 96% dei biologi mondiali pone l’inizio della vita umana dal concepimento; visto che il cuore batte dal 16mo giorno; visto che una donna solitamente attende un bambino e non una pianta o un sasso.
Sarebbe il caso per gli abortisti di informarsi, per non cadere nella trappola dell’ignoranza e quindi della disinformazione.
Se una legge che ormai da mezzo secolo ha sterminato quasi 7 milioni di bambini, forse sarebbe il caso di chiedersi che cosa non abbia funzionato nel nostro Paese. Leggo: “ Fu considerata una grande conquista da parte delle donne e frutto delle lotte dei movimenti femministi “: la notizia delle migliaia di donne morte per aborti clandestini purtroppo si basava su una menzogna divulgata appositamente dai radicali Pannella e Bonino,come si può leggere documentandosi sul sito del Comitato Pro-life insieme.
Che ancora adesso si insista nel mentire risulta oltraggioso e poco corretto:” prima della legge 194 l’aborto era illegale e considerato un reato, costringendo migliaia di donne a ricorrere a pratiche artigianali pericolose”. È assolutamente falso.
L’unico baluardo della verità restano i medici obiettori di coscienza, per la professionalità e la consapevolezza di cosa sia l’aborto. Sono invece da guardare con sospetto i medici che praticano l’interruzione volontaria della gravidanza: quale senso hanno della loro missione? Informano davvero la donna delle possibili conseguenze letali della pillola abortiva RU486? Della sindrome post aborto che distrugge le madri quando si rendono conto di aver eliminato il proprio bimbo?
Avrei molte altre osservazioni per obiettare all’articolo ma mi soffermerò sull’affermazione “ l’Italia è ancora molto indietro”: e se invece dovessimo compiere dei passi avanti verso la protezione del bambino prima della nascita, verso il sostegno della maternità inattesa, verso la responsabilizzazione dei padri?
Possibile che quando una donna scopre di essere incinta l’unica proposta dello Stato sia di uccidere il piccolo?
Noi donne siamo capaci di ben altro. Abbiamo bisogno di accoglienza, non di un bisturi o di un aspiratore.

Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it

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