https://www.vanityfair.it/article/legge-194-litalia-dati-negati-aborto-sportiello#:~:text=Legge%20194%3A%20l‘Italia%20continua,sull’accesso%20all’aborto.
Legge 194: l’Italia continua a non avere dati sull’accesso all’aborto. Sportiello: «Una palese violazione di un dovere istituzionale»
Sono perfettamente d’accordo con Gilda Sportiello: le donne hanno diritto di essere ben informate riguardo al procurato aborto: 1) E’ tempo di colmare le gravi lacune dei moduli di consenso informato, che spesso danno origine a consensi disinformati.
2) E’ necessario informare le madri dei loro veri diritti: 194/1978 art.2 stabilisce che i consultori familiari istituiti assistano la donna in gravidanza: “a) informandola sui diritti a lei spettanti …; c) attuando direttamente o proponendo all’ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza.”
3) E’ tempo di costituire obbligo per qualsiasi medico ostetrico-ginecologo di fare vedere ed ascoltare alla madre il battito cardiaco fetale. Ammenoché Gilda Sportiello non sia d’accordo con Silvio Viale, il quale nel 2019 vantava già diecimila aborti ed affermava: “Io i bambini li frullo, e non ho paura a dirlo“.
4) Per tutelare la salute delle madri è doveroso pubblicare e pubblicizzare i danni recati alle madri dal procurato aborto sia chirurgico sia chimico: emorragie, danni anatomici a carico dell’utero, successivi aborti spontanei e parti pretermine, malattia infiammatoria pelvica, infertilità, gravidanze ectopiche, ansia e depressione, rimpianto, disturbo post-traumatico da stress, etc.
Inoltre su 865.727 aborti provocati negli USA con la RU486 dal 2017 al 2023 il 10,93% delle donne ha subito eventi avversi gravi entro 45 giorni dall’aborto chimico, con un tasso reale di complicazioni gravi 22 volte più elevato rispetto a quello dichiarato dalla ditta produttrice Danco «inferiore allo 0,5%». Più di una madre su dieci che abortisce con RU486 subisce serie complicazioni: infezione (11.707 casi pari all’1,34%), sepsi (824 casi pari allo 0,10%), emorragia (28.658 casi pari al 3,31%), necessità di trasfusione (1.257 casi pari allo 0,15%), gravidanza ectopica (3.062 casi pari allo 0,35%), ricovero in ospedale correlato all’aborto (5.699 casi pari allo 0,66%), altre complicazioni peculiari dell’aborto non specificate (49.169 casi pari al 5,68%), eventi avversi cardiaci e polmonari, trombosi, anafilassi (reazione allergica grave) [Hall JB – Anderson RT, The abortion pill harms women: Insurance data reveals one in ten Patients experiences a serious adverse event. EPPC Ethic & Public Policy Center https://eppc.org/publication/stop-harming-women/ ]
Barbara Alberti, nota femminista, così scrive: “Gli antiabortisti dicono che l’aborto è un assassinio. Hanno ragione. Noi donne lo sappiamo bene. Ed è il più paradossale dei suicidi, la madre uccide sé. Sopprime il feto che è in lei, il germoglio, parte del suo corpo, non ancora bambino e già figlio. Essere tomba invece che culla. Non si guarisce dall’aborto. Se ne esce vive a metà.” (L’Espresso 18.11.2022)
Sono certo che Gilda Sportiello e la Redazione di Vanity Fair, così sensibili ai “diritti” delle donne, daranno ampio spazio a queste informazioni, più che utili per le Lettrici.
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it
