Aborto: è il momento del “ me too” della consapevolezza e del pentimento

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In tutto questo lungo discorso talvolta privo di consequenzialità due punti colpiscono: la donna che ha ripetutamente abortito e la mancanza del protagonista.
La madre della autrice ha rinunciato alla maternità più e più volte, eliminando di fatto sorelline e fratellini di chi scrive: non ho letto una parola di dolore o, meglio, di disperazione, per la lunga fila di aborti, e questo mi lascia davvero basita. Noi che abbiamo esperienza di accoglienza di donne che hanno abortito , testimoniamo la fatica di convivere con l’errore commesso, il non riuscire a perdonarsi per aver eliminato un figlio. Nulla del genere ho letto qui.
Sottolineo poi che, nel testo, manca del tutto il protagonista: mai che si nomini il bambino, l’essere vivente appartenente alla specie umana il cui cuore batte a 18 giorni dal concepimento. Un DNA unico e irripetibile che non è proprietà di madre e padre, ma libero di realizzarsi se nessuno ne interrompe il processo vitale. Dopo mezzo secolo dall’approvazione della legge 194 ancora si sentono le stesse affermazioni trite e ritrite da femministe non pentite e non consapevoli delle proprie azioni. È arrivato il momento di cambiare la narrazione ideologicamente condizionata dalla mancanza di conoscenze scientifiche e di visione etica: serve il coraggio di dire che l’aborto è un omicidio e chi interrompe la gravidanza impedisce alla vita di nascere. Tutti quei bambini che avrebbero popolato il nostro mondo con i loro sorrisi non hanno avuto nemmeno la possibilità di nascere. Il “ me too” spazzi via l’ipocrisia! Chi è favorevole all’aborto abbia la dignità di ammettere che uccide la vita. Altro che autodeterminazione, serve il senso di responsabilità per evitare che continui il genocidio degli innocenti.

Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato Pro-life insieme
http://www.prolifeinsieme.it

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