In merito alla relazione per l’anno 2023 sull’applicazione della Legge 194/78, appena pubblicata, il commento del dott. Luciano Leone, medico chirurgo, del Comitato Pro-life insieme.
Il tasso di abortività in Italia nel 2023 risulterebbe invariato: un autentico successo della prevenzione che consultori e unità operative di Ostericia-Ginecologia dovrebbero comunqueattuare. In realtà l’ammissione di un fallimento, peraltro previsto. Quando si cancella il senso di responsabilità di chi è padre e di chi è madre, si lascia via libera al “diritto” di uccidere i bambini in utero. Eppure il codice penale contempla tuttora gli art. 593 bis Interruzione colposa di gravidanza e 593 ter Interruzione di gravidanza non consensuale.
Si chiamano non-obiettori i ginecologi che praticano l’aborto, anziché chiamarli abortisti; si occulta il procurato aborto sotto la dizione IVG Interruzione Volontaria di Gravidanza: il mezzo anziché l’effetto. Ma se Tizio ammazza Caio con un colpo di pistola, a qualcuno verrebbe in mente di definire la faccenda UAF Uso di Arma da Fuoco? Come mai tanta paura per le parole che definiscono la realtà? L’antico detto medievale recita excusatio non petita accusatio manifesta(scusa non richiesta accusa manifesta).
I contribuenti italiani vengono tenuti a farsi carico del procurato aborto anche delle madri straniere qui residenti. Ma per ridurre i costi, le madri che abortiscono sono invitate all’«aborto fai da te» domestico con le pillole mortifere.
La relazione omette almeno quattro piccoli particolari scabrosi:
1) Ai fini del consenso informato quali informazioni vengono fornite alle madri che si rivolgono a consultori e a ginecologi abortisti?
2) Quali alternative, previste dalla 194/1978 in particolare all’art.2, vengono proposte?
3) Quante donne sono abortiste seriali?
4) Vengono poi segnalati e registrati gli effetti nefasti del procurato aborto sia chirurgico sia chimico sul corpo e sulla psiche delle madri? Qualcuno si prende cura di queste verifiche? Verifiche che certamente distoglierebbero tantissime madri dall’uccidere a cuor leggero il figlio in utero.Si può stare certi che tutti gli effetti nefasti vengono passati sotto scrupoloso silenzio.
Forse il commento a questi dati potrebbero offrirlo le migliaia di donne in lacrime dopo l’aborto, pentite della propria scelta. Donne delle quali nessuno si cura, non la Relazione del Ministero, non le femministe, non gli abortisti. Eccone un esempio vero:
“…a luglio ho scoperto di essere incinta, ero già nella settima settimana e nel giro di tre giorni ho abortito tramite farmaco. Mi sembra sia successo ieri. Ho 1000 pensieri per la testa, in primis che sia colpa mia, perché nonostante io fossi super informata, non so per quale motivo ho fatto sesso molte volte senza protezione. Mi credevo invincibile, e mi sento male per questo terribile sbaglio. L’ho visto quando è sceso nel wc, ho pianto tutte le mie lacrime, era una cosa mia, pura vita uccisa da me medesima. Mi pare di vivere nascondendo qualcosa a me stessa, e quando ci penso crollo totalmente. Come se avessi ucciso me stessa, una parte magica e naturale.”
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
Nel 2023 sono state notificate 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG). Rimane invariato rispetto all’anno precedente il tasso di abortività, cioè il numero di IVG per 1.000 donne di età 15-49 anni residenti in Italia, l’indicatore più accurato per valutare il ricorso all’IVG secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2023, è stato pari a 5,6 IVG per 1.000.
Aumenta il ricorso al metodo farmacologico, con una percentuale del 59,4% sul totale, in aumento rispetto al 52,0% rilevato nel 2022. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/13/legge-194-relazione-aborto-dati-notizie/8323401/)
