Egregio Direttore,
NON RIESCO DAVVERO A CREDERE A CIÒ CHE HO LETTO!
DI persone che si indignano perché si seppelliscono i bambini e il problema sarebbero i cattolici…
Quello che sta accadendo a Pistoia è la fotografia di dove siamo arrivati.
Ricapitolando:
negli ospedali, ad una donna che ha abortito sotto le 20 settimane, viene fatto compilare un modulo in cui viene chiesto se desideri lei, tramite l’ospedale, occuparsi della sepoltura di quei poveri resti o se permette che se ne occupino altri.
CHI SAREBBERO GLI ALTRI?
Il cappellano dell’ospedale, i vari volontari che aiutano.
Gente di carità, che da anni raccoglie quel che resta di un bambino, per dargli degna sepoltura.
Per dargli un posto, un nome, la dignità.
E lo fa gratis. In silenzio, senza giudizio.
E come rispondono non Una di Meno e i Coordinamenti Donna della CGIL ?
Si indignano.
Protestano, scrivono alla ASL, al mondo!
E tutto perché?
Perché questo potrebbe ferire le donne, che magari preferirebbero non sapere nulla, e lasciare che tutto finisca nell’ inceneritore.
Il loro diritto rivendicato è quello di lasciare che quei poveri resti vengano inceneriti.
Smaltiti, pari a rifiuti ospedalieri.
Quindi la loro libertà, la loro vittoria femminista, è il diritto al forno crematorio.
POI, CON UNA FACCIA DI BRONZO senza eguali, parlano di “donne e di persone con utero”…
Di ” 20 settimane di amenorrea “.
Di ” Prodotto del concepimento”.
Non riescono più nemmeno a pronunciare la parola “gravidanza”.
Nemmeno a dire “donna”.
Nemmeno a dire “bambino”.
Hanno l’esigenza di celarsi dietro alle parole amenorrea, persone con utero, prodotto del concepimento.
PERCHÉ HANNO PAURA!
Perché se dicessero la verità dovrebbero dirla tutta:
” Abbiamo abortito un bimbo di 15 settimane, con le manine, i piedini, con un cuoricino che andava a cento all’ora, e adesso il nostro desidero è che finisca tra i rifiuti da bruciare perché non vogliamo nemmeno una tomba che ci possa ricordare…” tanto orrore aggiungo io.
Questo si chiama senso di colpa, enorme, insopportabile senso di colpa.
Perché una tomba parla, racconta che lì sotto c’è qualcuno.
Un bambino, non quel famoso “grumo di cellule” a cui nemmeno la scienza crede più.
Non c’è un prodotto, c’è un bambino.
Ma per queste donne è fondamentale che questa tomba non la veda nessuno.
Perché quella tomba è uno specchio che riflette la scelta di un’azione tremenda.
QUINDI COME REAGISCONO?
Attaccando, perché l’attacco è la miglior difesa.
Attaccano i cattolici, la Chiesa, la Misericordia.
Come se seppellire un corpo fosse ideologia, come se la compassione avesse un colore politico, un’idea religiosa.
Una domanda a questo punto mi viene proprio spontanea:
avere un posto in cui piangere è solo per cattolici bigotti?
Cioè, secondo queste menti illuminate, essere atei vuol dire cancellare tutto?
Trattare quello che resta di un figlio al pari di un tumore rimosso?
La pietà non ha bisogno del catechismo.
Ce l’hai nel cuore o non ce l’hai.
Qui non è una questione di fede.
Questa è ideologia!
Queste persone sono ideologizzate fino al midollo.
Per loro l’aborto deve restare un atto neutro, indolore e senza conseguenze.
Guai se arriva qualcuno che vorrebbe raccogliere quello che loro hanno rifiutato, perché tutto il castello crollerebbe.
Ecco perché odiano la sepoltura.
Perché è la prova che quella non era “amenorrea”.
Era il loro piccolo, indifeso e senza voce bambino.
Ma, anche se di appena 12 settimane dal concepimento, non merita di finire tra l’ immondizia.
Dunque questa non è la lotta tra cattolici e riformisti.
Questo è lo scontro tra chi ancora possiede un cuore e chi invece l’ha sostituito con un comunicato della CGIL, tra le urla di Non una di Meno.
Da un lato c’è chi in silenzio vuole dare sepoltura a bimbi che nessuno vuole.
Dall’altro lato c’è chi si straccia le vesti per rivendicare il diritto di farli sparire.
Lascio il sipario aperto alle considerazioni personali anche se per me è chiarissimo chi dovrebbe iniziare a dirsi la verità, chiamando le cose con il loro nome.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
