Dopo esposto del Comitato Prolife-Insieme il Governo impugna la legge veneta sul suicidio assistito.
Il Governo ha deciso di impugnare la legge con cui il Veneto ha inteso introdurre il suicidio assistito.
Con una pervicacia che non trova suffragio in alcuna giustificazione etica e ammissibilità giuridica, con delibera consiliare dello scorso 8 settembre l’Assemblea Regionale del Veneto ha approvato la legge n.17 volta a introdurre e attuare nel proprio ambito regionale la pratica del c.d. suicidio assistito.
Ciò nonostante i molteplici profili di natura giuridica convergenti verso un forte rischio d’illegittimità, per violazione dei principi costituzionali e difetto di competenza e violazione delle prerogative statali; e malgrado che con la recente decisione n.152 del 24 luglio la Corte Costituzionale abbia denegato qualsiasi facoltà di estensione dei casi di non punibilità per chi intenda collaborare con intenti suicidi, senza prima eventuale approvazione di una legge statale a cui è demandata la questione del fine vita.
Perciò il Comitato Prolife-Insieme con proprio atto di declaratoria ha chiesto al Governo di impugnare questa legge, per conto dello Stato, come è di sua prerogativa, al vaglio della Corte Costituzionale. Probanti le varie giuridiche a fondamento dell’atto di declaratoria, propulsive nei riguardi dello Stato. La Regione Veneto ha ritenuto di emanare questa legge per dare una diretta esecuzione ad alcune sentenze che erano state rese in tale materia dalla Consulta. Nella realtà con sentenza n.204/2025, che per identiche ragioni aveva dichiarato parzialmente illegittima analoga legge della Regione Toscana, la Corte Costituzionale ha sancito di non potere dettare norme di alcun genere in materia, alle Regioni. Ha cioè ribadito che i requisiti da essa indicati per escludere la punibilità penale in caso di assistenza medica al suicidio, non formano un corpo normativo che sia passibile di diretto recepimento legislativo regionale. Operano solo in via transitoria e cosi inidonei a fondare una disciplina autonoma senza la legge dello Stato. La Consulta ha quindi sancito un principio esattamente contrario a quello ipotizzato dalla Regione Veneto. Non può emanarsi legge regionale che introduca il suicidio assistito, senza la legge statale che lo ammetta. Per tali ragioni il Comitato Prolife-Insieme ha chiesto al Governo d’impugnarla (ns. articolo dell’8 ottobre).
Ovviamente gli intenti del comitato Prolife-Insieme rispondono prima di tutto a delle esigenze etiche.
Che si rifanno al principio di intangibilità della vita quale dono di Dio, rievocato dalla Lettera della Congregazione per la dottrina della fede Samaritanus Bonus e poi ribadito pure da Papa Leone XIV. Anche a suffragio delle censure che sono state articolate dal Comitato; rilevando che la legge veneta abbia violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, eludendo i vincoli posti dalla Consulta e agendo in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117 co. 2, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e art. 117 co.3, della Costituzione, in ambito di tutela della salute, il Consiglio dei Ministri ha pertanto deliberato di impugnare alla Corte Costituzionale anche la legge del Veneto. D’altra parte la delibera del consesso veneziano non garantisce in modo concreto e adeguato ai criteri delineati dalla Corte Costituzionale, l’effettiva disponibilità per i malati, di percorsi personalizzati di cure palliative e di altri sistemi di prossimità e supporto idonei a evitare il ricorso al suicidio assistito.
In attesa della decisione finale della Corte, che non potrebbe e non dovrebbe discostarsi dal giudizio di illegittimità già espresso per la legge toscana, il Comitato Prolife-Insieme presenterà altro esposto al Governo chiedendo per analoghe ragioni l’impugnativa di una recente legge regionale dell’Umbria.
Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato Prolife- Insieme
www.prolifeinsieme.it
