https://amp.today.it/politica/vannacci-futuro-nazionale-aborto-non-e-diritto.html
Egregio Direttore,
VORREI ESSERE CHIARA.
L’aborto non è un diritto!
Questo andrebbe ricordato sempre anche se nelle piazze si è perso di vista il concetto.
E quello che recita la l. 194 del 78 all’art. 1, è stato completamente fuorviato, trasformando la procreazione cosciente e responsabile, il valore sociale della maternità, la tutela della vita umana, l’esclusione dell’aborto come controllo delle nascite, in un funerale legittimo.
Ma un funerale resta un funerale, anche se lo rende legale una legge.
PER QUANTO RIGUARDA IL FAMIGERATO KILLER,
la pillolina magica, la RU486, ho tante perplessità che desidero esporre.
Viene descritto come “farmaco moderno”, come tanti altri medicinali.
Come una conquista che rende il tutto più semplice, più privato.
TUTTO FALSO.
Un farmaco, per definizione, cura le malattie.
Restituisce la salute.
La RU486 non cura niente.
Non guarisce nessuno.
Il suo unico obiettivo è quello di colpire un bambino in formazione, fermando un cuore che ha già iniziato a battere.
È quindi un’arma, un’arma chimica che spara cartucce sempre letali.
E quando spara produce morte.
Questo per qualcuno dovrebbe essere progresso perché, la seconda somministrazione, si può assumere a casa.
Come un’aspirina.
Da sola, sola però anche davanti allo strazio che sta succedendo nel corpo.
Togliendo così anche l’ultimo argine di umanità.
LA STORIELLA PIÙ GETTONATA è quella che l’aborto legittimo ha “salvato” le donne dalle pericolose mammane.
Sì, certo, le mammane illegali sono state superate.
Però il problema non si è risolto.
Perché di quello che resta, sulle ceneri di questa legge iniqua, nessuno parla.
Perché ciò che resta è un bimbo che non nasce.
Quello che resta è il suo funerale.
Quello che resta è l’angoscia di una mamma “svuotata”.
Un’angoscia spesso nemmeno riconosciuta.
Non la vede il medico che compila il modulo.
Non la vede lo psicologo nel tentativo di rassicurarla.
Ma lei lo sente quel malessere che torna ciclico come le maree.
Un malessere che accompagna, a cui magari si danno tanti nomi, ma il nome vero è nascosto nel punto più recondito dell’anima.
E che non si ha mai il coraggio di nominare.
Le hanno detto “dai, così ti liberi e non ci pensi più”.
Invece lei dentro, più che liberata, si sente svuotata.
Le hanno detto ” è un grumo di cellule”.
Ma lei sapeva che quello era suo figlio.
Ed è questa contraddizione che rende la ferita cruenta.
Nessuno le aveva profetizzato mai tanto dolore, che avrebbe pianto anche anni dopo.
ALLORA VORREI CONCLUDERE dicendo che quel “NI”, che spesso leggo in chi dice che l’aborto non è un diritto, però è disposto a tollerarlo, non serve a niente.
La formula “personalmente contrario ma… “, non salva nessuno né tantomeno consola.
Davanti all’ aborto non puoi stare nel mezzo.
Nel mezzo non c’è niente.
O sei contro l’aborto e allora difendi la vita dal concepimento, difendi quel bambino, difendi la sua mamma, dandole alternative concrete, sostegno economico, una presenza vera nei consultori.
O sei per l’aborto e allora accetti l’idea che una vita innocente possa essere soppressa quando è scomoda, indifesa e senza voce.
Non esiste una terza via.
O scegli la vita o decidi per la morte.
E se scegli la vita lo devi fare sempre, senza filtri, con rispetto, dal concepimento alla morte naturale.
Anche se ciò, mi rendo conto, è terribilmente impopolare.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
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