Sua Eminenza Bernardin e la tunica senza cuciture, perché piaceva anche a chi non la pensava come lui

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CHI ERA IL CARDINALE JOSEPH BERNARDIN?

Nato in America da emigranti di Tonadico in Primiero, è diventato uno dei vescovi prima, cardinale poi, più influenti del Novecento americano.
In questi giorni il Trentino ha accolto il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, per ricordare i 30 anni dalla sua morte.
Perché ricordare questa figura di sacerdote che, pur fermo sui principi dottrinali della chiesa, piaceva tanto a due presidenti democratici come Bill Clinton e Barack Obama?
Per un motivo semplice, per la sua coerenza sull’etica della vita.
Bernardin ha sempre sostenuto che la vita umana ha sempre dignità, non ad intermittenza.
Per questo grande rappresentante della chiesa di Roma non si poteva battersi contro l’aborto e sostenere allo stesso tempo la pena di morte.
Non si poteva difendere la vita nascente e poi non pensare a difendere il povero, il malato terminale, il disabile, l’immigrato.

LA SUA PASTORALE LA CHIAMAVA

“Seamless garment”
(la tunica senza cuciture).

Come dire un’unica difesa, senza strappi.
Sarà stato questo a farlo apprezzare da due democratici come Obama e Clinton.
Bernardin dialogava con tutti, anche con chi non condivideva la sua logica.
Non era un vescovo da guerra culturale, non faceva campagne contro, cercava invece il terreno comune.
E per chi governa un Paese diviso da più correnti politiche, un interlocutore così è la salvezza.

ANCHE LE SUE IDEE contro la pena di morte venivano molto apprezzate.
Così come quelle per il disarmo nucleare, la giustizia sociale.
Era insomma un ponte “d’oro”, con il quale poter parlare di tutto senza peraltro essere d’accordo su tutto.

C’è però una cosa che va detta in tutta onestà e senza polemica.
Clinton e Obama erano entrambi favorevoli all’aborto.
Hanno apprezzato in Bernardin soprattutto il vescovo del dialogo, della giustizia sociale, della pace.
Sinceramente, senza mezzi termini.
Però Bernardin non lo si può dividere.
La morale coerente della vita, che il prelato difendeva, teneva insieme il rispetto della vita nascente e quella del povero, del condannato a morte e del malato.
Prendere dunque solo la seconda parte non corrisponde a comprenderlo fino in fondo.
Fare riferimento ad una figura di così alto spessore morale, e poi prendere solo la cosa che più fa comodo, non è rendergli il plauso che merita.

COSA RICORDA ALLORA CUPICH,
il successore di Bernardin a Chicago alla comunità trentina?
Ricorda che l’eredità del compianto vescovo è ancora viva e che rappresenta un messaggio politico e spirituale necessario oggi.
In un momento storico in cui gli ideali di vita rischiano di essere solo slogan di parte, Bernardin viene a ricordarci che la coerenza è l’unica cosa che ci dà credibilità.
Non si può parlare di difesa della vita e poi protendere verso l’eutanasia.
Non si può parlare di diritti umani e poi accettare che i più fragili siano lasciati soli a morire perché curarli richiede una spesa troppo alta.
È questo oggi il messaggio principale che ci ha lasciato Bernardin.
La dignità umana non può essere divisa in capitoli separati, ma sostenuta dall’inizio alla fine.

ABBIAMO BISOGNO di figure come questa non perché ci metta tutti d’accordo, ma perché ci insegna a restare in ascolto, anche quando non condividiamo le idee.
Bernardin non abbassava mai la sua posizione su temi come aborto, pena di morte, guerra, per piacere a tutti.
Era chiarissimo e sempre coerente il suo pensiero.
Però l’avversario, non diventava mai per lui nemico da cancellare.
Cercava sempre il passo da poter fare insieme verso il bene comune.

Un metodo infallibile:
“fermezza sui principi, mitezza nel dialogo”.

Senza questo ascolto restano solo slogan e muri.
È davvero importante provare a venirci incontro, senza peraltro dover rinunciare a quello in cui crediamo.

BERNARDIN USAVA
una frase-slogan che lo ha reso famoso in tutto il mondo:

“A consistent ethic of life”
(Un’etica coerente con la vita).

Frase che lui stesso, per renderla più comprensibile, spiegava con la metafora diventata anche famosa

“The seamless garment”
( la tunica senza cuciture).

Riferita alla tunica di Cristo che non si poteva strappare.
Proprio come la difesa della vita.

C’è una frase che ancora oggi viene citata come sintesi del suo pensiero:

” Se si deve proteggere la vita, la si deve proteggere in ogni sua fase:
nel grembo materno, nel braccio della morte, nella povertà, nella guerra”.

Questo era il suo programma:
LA VITA VALE SEMPRE O NON VALE MAI.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it