https://www.umbriajournal.com/politica/perugia-approva-la-mozione-sul-social-freezing-e-sui-diritti-653443/
Replica all’articolo: “Perugia approva la mozione sul social freezing e sui diritti”. Morena Zingales. Umbria Journal 13.10.2026
Egregio Direttore,
Anche il Comune di Perugia si allinea con la proposta della Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, per favorire il “social freezing”, pseudonimo di: posticipazione della fecondità femminile attraverso la crioconservazione degli ovociti, prelevati in età giovanile, più fertile, per essere poi fecondati artificialmente in vitro (FIVET), nel tentativo di produrre embrioni che, se trasferiti nell’utero, potrebbero giungere alla nascita. La scelta dunque dei tempi della maternità dipende dall’autodeterminazione della donna che può così dilazionarla a suo piacimento fino ad un’età avanzata per la fertilità naturale, tanto da dover ricorrere alla cosiddetta Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
Secondo il capogruppo PD, Lorenzo Ermenegildi Zurlo, questa programmazione della propria maternità garantirebbe alla donna la “libertà di scegliere sul proprio corpo e sul proprio futuro”. Quindi, con il “social freezing” viene aggiunto un altro tassello nell’affermazione dei suoi “diritti riproduttivi”. Si pone in tal caso, anche un problema di “giustizia sociale”, in quanto questa procedura che prevede impegni biotecnologici delicati e costosi (iperstimolazione ovarica, prelievo degli ovociti, loro congelamento, scongelamento, selezione per la loro fecondazione in vitro, produzione di embrioni, loro trasferimento in utero per ottenere la gravidanza) sarebbe preclusa alle fasce economicamente più basse della popolazione femminile. Pertanto sarebbero da prevedere interventi economici (comunali? Regionali?) perché questa procedura possa essere scelta da tutte le donne, indipendentemente dal loro reddito.
La mozione intende perciò “offrire strumenti conoscitivi adeguati e intervenire sugli ostacoli economici e sociali che possano condizionare la libertà individuale”.
Da quanto riportato nell’articolo che presenta questa ultima mozione approvata dal Consiglio Comunale di Perugia sembra dunque che l’intento di promuovere il “social freezing” si fondi su un piano meramente ideologico, di principio – giustizia sociale per la libertà di scelta della donna di diventare madre – a prescindere dai rischi e dagli esiti che tale procedura comporta. Secondo questa logica, che – ancora una volta – assolutizza l’autodeterminazione, la maternità non rappresenta un valore in sé, bensì è considerata un accessorio, un optional della vita (sessuale) di una donna, un bene autogestito nei tempi. Ma sotto questa apparente libertà di scelta riproduttiva, vengono sottaciuti – come invece non dovrebbe essere fatto da chi ha responsabilità di governo – aspetti della procedura che, se conosciuti, la renderebbero non così desiderabile da parte delle donne.
Innazitutto, la produzione di tanti ovociti da prelevare comporta una iperstimolazione ormonale dell’ovaio che può avere conseguenze anche gravi per la salute della donna, se non ben condotta. Dall’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento sull’applicazione della L.40/2004 si rileva infatti, che il 12% dei cicli di PMA sono stati sospesi proprio a causa di una sindrome causata dall’iperstimolazione ovarica (OHSS).
Sempre dai dati riportati nella stessa Relazione ministeriale si evince che le donne ormai attempate (oltre i 39 – 40 anni) che desiderano avere un figlio mediante la PMA rimangono deluse per una percentuale statistica pari a circa l’80-90%, e sicuramente maggiore per età oltre i 42 anni. Dunque, quando la donna che non ha avuto gravidanze in età fertile si rivolge all’ultima spiaggia della PMA, deve sapere che le possibilità di avere un figlio sono realmente scarse, inferiori al 5-10%!
Ma c’è anche un’altra realtà che continua ad essere negata o volutamente misconosciuta nella PMA: il numero altissimo di embrioni prodotti in vitro o scongelati che vengono sacrificati perché, pur se trasferiti in utero, non continuano il loro sviluppo; quindi sono abortiti. E un grande numero di embrioni sovrannumerari, cioè non trasferiti dalla provetta in utero, vengono crioconservati o, se giudicati “non trasferibili”, vengono scartati.
La conservazione degli ovociti prelevati in azoto liquido a -196°C (crioconservazione) presenta anche alcune criticità. Non sappiamo per quanto tempo possono rimanere congelati senza perdere la loro capacità biologica di essere fecondati. E se una donna non volesse più accedere alla PMA, magari per gravidanze ottenute naturalmente, i suoi ovociti potrebbero costituire un “serbatoio” o una preziosa riserva per i laboratori che effettuano la PMA eterologa, cioè utilizzando proprio gli ovociti di donatrici. E sappiamo quanto questi laboratori italiani siano dipendenti, proprio per questi ovociti, dai crioconservatori dei Paesi esteri presso i quali li acquistano! Questo è un ulteriore motivo che fa capire bene quale e quanto sia l’interesse economico dei Centri di PMA italiani nel promuovere il “social freezing”.
Sappiamo poi, quanto una gravidanza in età avanzata espone la donna e il figlio a possibili complicanze, sicuramente meno frequenti, se non rare, quando l’età della madre è ancora giovane.
Allora è importante specificare che tra “gli strumenti conoscitivi adeguati” da fornire alle donne dovrebbero essere incluse anche queste informazioni riguardanti la loro salute psico-fisica, qualora intraprendano questo iter. Ma il primo fondamentale “strumento conoscitivo” sul quale basare il criterio di una libera scelta nei confronti della maternità è quello di prediligere gli anni di maggiore fertilità naturale, quelli sotto i 32-35 anni. E su questo obiettivo deve attivarsi tutto il sistema socio-politico ed economico, dal lavoro all’autonomia personale e alla formazione della famiglia. Piuttosto che sperperare denaro pubblico per la crioconservazione degli ovociti destinati alla PMA – fallimentare nella maggioranza stragrande delle coppie che desiderano un figlio – è sicuramente più redditizio e lungimirante investire risorse perché la società si renda più adeguata alle esigenze delle giovani generazioni, favorendo la loro autonomia negli anni più giovanili e quindi permettere loro di coronare presto il desiderio di genitorialità.
Promuovere il “social freezing” invece, non fa altro che rafforzare e quasi ingessare il sistema o stile di vita sessuale-procreativa attuale: rinuncia alla fertilità naturale nell’età più favorevole e quindi una inesorabile caduta della natalità! Non è che un altro modo ideologico di pensare al figlio come oggetto del desiderio, accettato solo se programmato, nel tempo voluto. Ma il tempo che passa può diventare “tiranno” anche per la fecondità, nonostante la PMA!
Dr. Alberto Virgolino. Umbria. Presidente AIGOC
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it
