QUESTE SONO NOTIZIE che mi lasciano un po’ perplessa .
E arrivano, puntuali, ed hanno l’ effetto di una doccia gelata all’aperto in pieno inverno.
Per me credente certi argomenti sono di per sé motivo di scandalo: mi riferisco alle politiche queer, al fine vita, all’aborto.
Sembra quindi strano che in alcune diocesi si formino gruppi di lavoro, Comitati che si riuniscono e promuovono politiche decisamente contrarie a quanto ho imparato nella mia lunga vita .
L’intento anche meritevole sarebbe quello di mettere pace, avvicinare le persone orientate verso stili di vita che, però, a mio avviso, contemplano scelte non in grazia di Dio, anzi, decisamente fuori da questa grazia.
Credo sia importante mettere in guardia dal pericolo che certi fratelli corrono in termini di “salvezza dell’anima”.
Il che significa osare sempre parlare di “peccato”.
Noi credenti abbiamo bisogno di parole di salvezza, abbiamo “sete” di quell’aura di luce che dovrebbe essere propria di chi “è nel mondo ma non è del mondo”.
LA CHIESA NON POTREBBE mai spingere per una legge nazionale sul fine vita, ne sono certa.
Invocare il timore che si diffonda il “far West” delle regioni che si vogliono costruire ognuna il proprio ordinamento, senza il parere di Roma, ricorda quanto accadde con l’approvazione della Legge 40 nel 2004, per “ evitare il Far West procreatico “. I risultati sono sotto gli occhi di tutti .
La Chiesa non potrà mai accettare il principio che decidere di morire è giusto, come se fosse una questione di organizzazione sanitaria.
Rientra esattamente nei compiti della Chiesa vegliare, affinché la vita venga rispettata, dal concepimento alla morte naturale.
COME POTREBBE MAI FARE PRESSIONE sul governo perché si decida a pensare ad una legge che apra la porta a staccare la spina?
Il compito della Santa sede, della Cei, è anche quello di sentinelle, affinché certe intenzioni non vengano nemmeno discusse.
Sentinelle atte ad impedire la deriva antropologica, che abbiano il coraggio di contraddire l’uomo, quando si arroga il diritto di decidere se una vita non valga più la pena di essere vissuta.
Questa è la natura della Chiesa, una natura di salvezza.
La chiesa ha il compito di salvare, non certo di regolamentare la morte.
LE REGIONI SI STANNO muovendo in un can can mortale, facendo pressione su Roma: ci attendiamo che la nostra Chiesa, mater et magistra, si opponga alla deriva di morte, rifiutando la logica sottesa al suicidio assistito.
Noi cattolici ci aspettiamo una salda presa di posizione a favore della vita sempre, come richiamato anche recentemente dal Pontefice, Papa Leone XIV.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
