Toscana, RU-486 presa da sola a casa la chiamano libertà. Invece è abbandono

https://www.lavocediempoli.it/aborto-farmacologico-la-toscana-aggiorna-il-protocollo-il-misoprostolo-potra-essere-assunto-a-casa/

Egregio Direttore,
VIVIAMO SEMPRE PIÙ DI SLOGAN: comodi.
“Il mio corpo, la mia scelta, la mia libertà, il mio futuro”.
Tre parole, sbandierate soprattutto sui social e parte l’applauso.
E si va avanti sicuri, facendo passare per verità cose che questa verità la distorcono.
Si parla di interruzione di gravidanza chimica, con la naturalezza di chi sta andando a togliere una verruca.
Con tanto di protocollo medico ben studiato, calibrato, affinché si svolga tutto in sicurezza.

“La seconda pillola (il misoprostolo), lo si potrà assumere anche a casa”,
dopo che il medico avrà dato l’ok valutando il caso.

MA IL MISOPROSTOLO NON È UNO ZUCCHERINO.
Quella che viene prescritta non è una procedura indolore.
Il misoprostolo provoca contrazioni, crampi, sanguinamento, nausea, dolori intensi e, “dulcis in fundo”…l’espulsione dell’embrione.

Con il misoprostolo non torna tutto come prima.
Ti fa invece vivere il tuo aborto in solitudine, in bagno.
Tu e la tua pillolina che ti fa “assaporare “,  momento dopo momento, quello che sta succedendo dentro te.
E così lo vivi passo dopo passo questo dolore.

Qualcuno ha detto a questa donna quanto il misoprostolo faccia male al corpo e all’anima?
Sarebbe questa la libertà sbandierata negli slogan?
È una falsa libertà perché in realtà crea solo solitudine.

“Fai tutto tu, prenditi la pillola, non disturbarci. ”

GLI SLOGAN NON HANNO TEMPO per guardare il dolore di una donna che piange.
Dietro questi motti c’è l’indifferenza.
Sono il prototipo di una libertà presunta e priva di legami.
Quando la donna è sola con il suo dolore lo slogan non la consola.
Se il bambino è fragile non lo protegge.
Se il padre è lasciato ai margini non ci si pone il problema.
È una falsa libertà perché, non avendo legami, non guarda alle conseguenze, alle persone.
Non si può questa chiamare libertà, questa è abbandono.

Mi chiedo se sia il modo giusto per migliorare il mondo.
Forse sarebbe il caso di fermarci.
Di provare a promuovere la vita, anche quando non è semplice, anche quando una mamma ha paura, quando un figlio non ha voce.
Parliamo di uccidere un figlio nel grembo con una facilità incredibile.
Presentiamo pilloline magiche con semplicità, come se abortire fosse come andare dal dentista.

La 194 usata a sproposito è diventata l’alternativa tradita.

PENSO CHE DOVREMMO toglierci di dosso tutti questi slogan e guardare in faccia la realtà, senza nasconderla dietro questi luoghi comuni che la mortificano.
Mettiamo davanti le persone.
Le donne non hanno bisogno di una pillola.
Hanno bisogno di non essere lasciate sole.
Diamo loro alternative e non solo lo strazio nascosto dall’esaltazione di una libertà che in realtà si traduce con l’ abbandono.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it