https://www.regione.campania.it/comunicazione/area-stampa/comunicati/05102026-comunicato-n-624-ivg-farmacologica-al-al-san-gennaro-nuovo-servizio-asl-napoli-1-centro
Egregio Direttore,
VORREI PROVARE A FERMARMI un momento a riflettere sul comunicato n. 624 – IVG farmacologica…
Un servizio nuovo, presentato come conquista, la realizzazione finalmente della libertà!
Dove sarebbe questa vittoria?
E lo dico da donna, da mamma, da educatrice.
Si sta parlando di una donna che riceve due pillole.
Le prenderà da sola, a casa.
E poi aspetterà, aspetterà di espellere suo figlio.
Con molta probabilità sarà sola, nel bagno di casa, sul water.
Sola, mentre fuori tutto va avanti vorticosamente.
Lei invece è lì, in preda ai dolori dovuti ad un utero che si contrae nell’atto dell’ espulsione.
Sola, senza qualcuno che le tenga la mano e che soprattutto le dica la verità.
TUTTA LA VERITÀ!
Che quello che sta uscendo da lei non sono cellule senza vita, è il suo bambino.
Forse le hanno raccontato che è facile.
È meno scioccante dell’interruzione chirurgica.
È moderno, è come avere una mestruazione, forse un po’ più abbondante.
Nessuno però le ha raccontato del dolore fisico, del tanto sangue che verrà perso, del vuoto che resterà dopo.
Non le diranno che quella scena se la ricorderà per anni ed accompagnerà le sue notti, notti in cui, nella veglia, si chiederà che faccia avrebbe avuto.
Chi sarebbe diventato, se sarebbe stato un lui o una lei.
Nessuno poi chiederà niente al papà.
Perché quel bimbo perduto era anche il suo.
Tutto eseguito come se la paternità non esistesse.
Come se quella vita nascente riguardasse solo lei, lei sola, lei da sola.
E così un uomo è costretto a tacere ed il bimbo avrà perso forse, l’unica possibilità di essere difeso.
VIENE CITATA A SPROPOSITO ANCHE LA L. 194.
Una legge che non è nata per celebrare l’aborto ma che ha, come primo obiettivo, la salvaguardia della vita nascente.
L’aborto avrebbe dovuto essere l’ultima, drammatica spiaggia.
Lo stato avrebbe avuto l’obbligo di intervenire, offrendo soluzioni, per non arrivare alla scellerata opzione.
Adesso invece la Ivg viene vista come la prima ed unica risposta, chiamata diritto inalienabile.
Nessuno o pochissimi parlano di alternative, di adozione, di accoglienza, di sostegno economico per le mamme fragili.
Si discute solo di come rendere l’aborto più veloce ed accessibile per tutti.
Più solitario.
Cosa c’è dunque di più amorale di tutto ciò?
Di una società che non rispetta chi non ha la forza per difendersi?
Che misura il suo essere civile in base a quale velocità si riesce ad eliminare quello che viene visto come un ostacolo?
Anziché misurarla su quanto sia capace di difendere i più indifesi.
Questo è solo egoismo, innalzato all’ennesima potenza.
L’IO portato a livelli altissimi:
prima ci sono io, la mia carriera, la mia libertà.
Prima ancora di una vita che ha già iniziato il suo percorso.
Che è vita nascente.
Che è indifesa.
È QUESTA DUNQUE LA LIBERTÀ?
Cancellare il problema se scomodo?
Non credo.
Libertà è avere il coraggio di chiedere aiuto, perché la vita che una donna porta dentro, sé ha bisogno di lei per poter essere libera di nascere.
È sapere che una donna in difficoltà non ha bisogno di una pillola e di un arrivederci e grazie.
Ha bisogno di qualcuno che la sostenga dicendole :”Coraggio, non sei sola. Vedrai ce la faremo.
Tu e il tuo bambino siete preziosi”.
Una società libera difende i più deboli e le loro madri.
Ha rispetto di ogni vita, anche di quella che, pur non avendo voce, chiede solo di essere lasciata vivere.
Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
