ABBIAMO DAVVERO CAPITO il significato di “stare dalla parte dei fragili? ”
O la stiamo usando come strumento politico?
Tutti giurano di avere a cuore il piccolo, il debole, l’emarginato, il sofferente.
Le sinistre hanno sempre fatto dell’aiuto delle minoranze il loro vessillo.
Da sempre combattono in nome degli ultimi.
Almeno così si sono sempre presentate.
EPPURE, QUANDO si tratta di difendere il fragile, il non ancora nato, qualcosa si ferma.
Se quella vita non si presenta poi come “perfetta” allora diventa “un caso” che va eliminato.
Non è più una “vita” che va aiutata.
In questi casi la fragilità perde di valore e diventa un ostacolo.
Le destre, di rimando, tengono alto il concetto di difesa della vita, della famiglia.
Però, se quella stessa vita si trova nella fragilità della malattia, le vengono garantite le cure necessarie? L’assistenza domiciliare?
Le terapie del dolore?
Difendono a spada tratta il principio per cui una vita non si debba interrompere, ma ne garantiscono la dignità?
ENTRAMBE LE POSIZIONI sono in contraddizione.
Una parte difende la vita ma non protegge quella di chi è più debole.
L’altra parte difende la vita, ma non si cura di chi sta morendo, offrendo gli aiuti necessari per vivere quel che resta, in modo dignitoso.
In entrambi i casi il fragile diventa “argomento” da usare se, e quando serve.
Sia per quanto riguarda l’aborto che il fine vita, si emana una legge per i casi estremi, affinché quella scelta non diventi la soluzione di massa, per poi vedere cadere tutti i paletti.
A questo punto viene davvero da domandarsi da che parte stare, perché ogni schieramento presenta criticità che lo rendono poco credibile.
La domanda da porsi diventa di conseguenza:
“Chi ha a cuore il più piccolo? ”
In qualunque fase della vita in cui esso si trovi?
Perche’ in quel fragile c’è un bimbo non ancora nato che non ha voce.
Che non può difendere il suo diritto a nascere anche se lui ha già stabilito una relazione con la mamma.
Una fragilità doppia da difendere quindi, perché genera sensi di colpa anche nella donna che decide di abortire.
Si parla di diritto di aborto, di autodeterminazione.
Ma non si raccontano mai le possibilità e gli aiuti che di fatto ci sono affinché una donna sia davvero libera di scegliere.
Perché dietro ad un fragile che soffre, che non ne può più, non si nasconde un uomo che chiede di essere eliminato.
C’è una persona che implora aiuto a soffrire meno.
Che quindi va sostenuta, offrendo accompagnamento, cure palliative, che non sempre vengono garantite.
E QUI LA CONTRADDIZIONE È PALESE.
Se lo stato sostiene la sacralità della vita allora deve anche dare dignità a quella vita.
È nobile difendere la vita a parole.
Senza però offrire garanzie concrete affinché ciò si realizzi.
Investire in quello che non porta visibilità politica, spesso, non conviene a nessuno.
C’è una condizione che spinge una mamma ad interrompere la gravidanza, ad una mamma che ha scoperto che il suo bambino è malato, ad un sofferente che chiede di morire!
Si chiama solitudine, paura di essere abbandonati.
Di non poter avere una vita “normale”, di diventare di peso.
LA SOCIETÀ HA VERAMENTE desiderio di sostenere questi fragili?
Se davvero vogliamo parlare di fragili allora il discorso si deve allargare a tutti i fragili.
Non solo a quelli che rientrano in categorie di comodo.
Perché il fragile è anche chi non è ancora nato.
Il fragile è chi sta morendo tra il dolore e nella solitudine.
Il fragile è chi è diverso.
Il fragile è chi prova a parlare ma nessuno lo ascolta.
Prendersi cura del più debole significa allora impegno quotidiano, sostenuto dalla legge.
Non una bandiera da sventolare al bisogno.
Perché la fragilità umana fa parte dell’umanità stessa.
Non è un’eccezione.
Non deve essere quindi nemmeno un ostacolo.
Tutti abbiamo momenti di fragilità perché la fragilità non è sbagliata ma è la vita stessa.
La domanda allora che mi pongo è questa:
Vogliamo veramente difendere gli indifesi o vogliamo stare dalla parte dei vincitori?
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
http://www.prolifeinsieme.it
