Marche: legge 194, obiezione di coscienza e fedeltà dei medici alla loro missione

Egregio direttore,
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https://www.vivereascoli.it/2026/10/02/quando-le-parole-diventano-giudizi-obiezione-di-coscienza-diritti-e-responsabilit/175941/
Quando le parole diventano giudizi: obiezione di coscienza, diritti e responsabilità

Interessanti le considerazioni del Direttore Lorenzo Bracalente in questo suo articolo. Più che giusto difendere i Medici che, fedeli alla loro missione di curare, rifiutano il procurato aborto e vengono quindi definiti obiettori. Significativo anche che il termine usato per coloro che invece praticano il procurato aborto, sia non-obiettori: sembrerebbe che questa negazioni mostri il carattere non-medico del loro operato.
Poiché le parole, come scrive il Direttore Bracalente, hanno il loro peso, leggiamo l’incipit della 194/1978: ”Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”: Art.1: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Si afferma che “lo Stato… tutela la vita umana dal suo inizio”: ma nei fatti contraddittoriamente la 194/1978 autorizza la madre a sopprimere il figlio concepito in utero. Inoltre “l’interruzione volontaria della gravidanza… non è mezzo per il controllo delle nascite”: ma, quando come Pediatra e Neonatologo esercitavo in Ospedale, per seguire i neonati avevo il dovere di consultare le cartelle delle madri, e con raccapricciante frequenza nelle cartelle della Ostretricia Ginecologia leggevo che prima di consentire a quel neonato di nascere la madre ne aveva buttati via parecchi altri: cinque, sette…

La mobilità per abortire trova molteplici spiegazioni: vicinanza di parenti, facilità di comunicazioni stradali, e, non ultimo, il desiderio di nascondere il proprio operato. Perché nasconderlo? Se si trattasse di una isterectomia, di un intervento per neoplasia mammaria, nessuna donna si nasconderebbe.

Allora se il sistema sanitario dovrebbe essere “organizzato in modo da garantire in tempi ragionevoli e in condizioni dignitose l’accesso a una prestazione prevista dalla legge”, il quesito che si pone è: Come mai questo mantra ossessivo per questo “diritto” all’aborto, che in realtà non figura affatto nella 194/1978, e non ha alcun connotato di urgenza? Come mai l’interesea si appunta e rimbomba su questo tema, anziché per  garantire indagini diagnostiche, terapie, cure palliative veramente necessarie per la salute di tutti?

Concludiamo con questa testimonianza. Giorgio Pardi, professore di ostetricia-ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano, era e rimaneva (illogicamente) a favore della 194/1978. Rilasciava tuttavia questa dichiarazione: «Sono ateo, l’ho già detto? Io non credo in Dio, non ho la grazia della fede, che vuole che le dica? Quindi scriva, scriva che il dottor Pardi Giorgio è ateo o, se preferisce, è un laico. E aggiunga anche che per ritenere l’aborto un omicidio non serve la fede. Basta l’osservazione. Quello è un bambino. L’aborto è un omicidio. Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Perché l’interruzione di gravidanza è una ferita che non si cicatrizza». https://www.tempi.it/giorgio-pardi-laborto-un-omicidio/

E la storica femminista Barbara Alberti: L’aborto “è il più paradossale dei suicidi, la madre uccide sé. Sopprime il feto che è in lei, il germoglio, parte del suo corpo, non ancora bambino e già figlio. Essere tomba invece che culla. Non si guarisce dall’aborto. Se ne esce vive a metà. Portare un lutto segreto per sempre. Questo noi lo sappiamo. Nel millenario massacro dei nostri corpi, nel rimpianto che non dimentica. Solo le donne lo sanno.” (L’Espresso 18.11.2022)

Dott. Luciano Leone. Ancona
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it

https://www.viverefermo.it/2026/10/03/quando-le-coscienze-si-dividono-e-la-legge-deve-unirle/176349/