Egregio Direttore,
VORREI PROVARE A FARE una riflessione sulla circolare per l’educazione alla sessualità, che prevede il consenso informato della famiglia.
Non mi sembra che il provvedimento “cancelli anni di libertà degli insegnanti”, come si evince dalle critiche sollevate.
La legge 104/2026, come mi pare emerga chiaramente, non tocca la libertà di insegnamento.
Le lezioni curricolari scientifiche, che prevedono la conoscenza di apparati riproduttivi, pubertà, malattie sessualmente trasmissibili, nonché tutto quello che rientra nell’educazione al rispetto, all’empatia, alla non violenza né di genere, né di altro tipo, non richiedono infatti alcun consenso.
Restano contemplate nelle materie curricolari e sono obbligatorie.
NESSUNO, MI RISULTA, voglia mettere il bavaglio ai docenti nel loro lavoro quotidiano.
Quello invece per cui viene chiesto il consenso, sono le attività extra curricolari e dell’offerta formativa.
In tutto ciò che è inerente alla sessualità, alla identità di genere, agli anticoncezionali ecc.
Per tali interventi viene richiesto alle famiglie il consenso, dopo aver presentato loro i contenuti, i materiali nonché i docenti che interverranno.
A me questa sembra una decisione civile e non lo vedo come “cedimento alle imposizioni del governo centrale”.
SERVONO FIRME PER TUTTO a scuola:
per andare in gita, per pubblicare una foto, per anticipare una uscita, per somministrare anche un banale farmaco da banco farmaceutico.
Decine di firme per ogni cosa.
Dove sarebbe lo scandalo quando si chiede trasparenza?
Quando si toccano temi sensibili come la sessualità, l’orientamento sessuale, il piacere?
Nessuno intende “mettere il becco” su come un bravo professionista tratti la propria materia in classe.
Il problema è chiaramente un altro e stupisce che ancora non sia stato recepito.
O è stato recepito ma c’è come “un sadico” divertimento a soffiare sul fuoco.
È evidente infatti, che si entri nel merito, di cosa venga proposto in termini di progetti aggiuntivi.
I quali, non è una novità, sono stati affidati in passato ad “esperti” esterni sconosciuti e, se mi posso permettere, piuttosto bizzarri, per usare un eufemismo.
SE I PROGETTI PENSATI sono davvero equilibrati, scientifici, rispettosi degli alunni considerandone la giovane età, allora dove sarebbe la difficoltà di renderli noti alle famiglie?
Questo non può rappresentare un problema, semmai è una garanzia per tutti.
L’obiezione poi che si formino alunni di serie A e alunni di serie B non è fondata.
La scuola è tenuta ad offrire attività alternative a chi non si avvale, come già fa con l’ora di religione.
L’art. 30 della Costituzione dice che: “è dovere e diritto dei genitori educare i figli”.
Il consenso informato va a creare allora un’alleanza educativa, sicuramente fruttuosa tra scuola e famiglia.
Definire questo una limitazione mi appare come una obiezione forzata.
La vera libertà, lo sanno tutti, si nutre di rispetto e trasparenza.
Angela D’Alessandro
Comitato “Prolife insieme”
www.prolifeinsieme.it
