Egregio Direttore,
Chiedo cortesemente di replicare all’articolo
https://www.quicomo.it/attualita/fine-vita-como-marco-cappato-richiesta-archiviazione-scalas.html
NEL DICEMBRE 2022 l’associazione “Luca Coscioni”, nella persona del tesoriere Marco Cappato, ha accompagnato il musicista toscano di 44 anni, malato di sclerosi multipla, Massimiliano Scalas, in Svizzera per porre fine alla sua vita.
Secondo il procuratore questo è stato “un atto di solidarietà” non punibile, perciò la Procura di Como ha chiesto l’archiviazione per Cappato.
Mi chiedo allora: “È giusto perdonare chi ha deliberatamente deciso di andare contro la legge?”.
Cappato, con la sua azione, ha scelto di fare un atto di disobbedienza civile dichiarata.
La legge infatti punisce l’aiuto al suicidio assistito proprio per tutelare i più fragili.
PER CAPPATO PERÒ il procuratore ha sentenziato che avrebbe agito per “solidarietà” verso un uomo disperato.
Facendo così cadere l’impedimento legale.
Ma se ogni paletto può essere rimosso dal giudice in nome, in questo caso della compassione, che senso ha la legge?
La realtà dei Paesi Bassi ce lo può insegnare.
Là, dove tutto è iniziato per dare aiuto ai “casi estremi”, mettendo in atto ” paletti rigorosi”, è successo quello che non sarebbe dovuto accadere.
Oggi infatti quei paletti sono stati divelti, uno dopo l’altro.
Adesso si guarda all’eutanasia per problemi di depressione, di stanchezza di vivere, estendendo la pratica anche ai minori.
ECCO IL DECLIVIO SCIVOLOSO,
forse non previsto, ma realizzatosi.
Perché aprire le porte a questi “aiuti” può portare a conseguenze peggiori.
Non riesco a vedere nell’atto di Cappato e nella sentenza del giudice solidarietà.
È non riesco di conseguenza a tacere.
La realtà di chi combatte con la sofferenza è difficile, pesante.
Il dolore può arrivare a sfigurare il corpo e a piegare l’anima.
Con tutto quello che ne deriva.
Stanchezza dei familiari, paura di essere di peso.
Non si tratta però di banalizzare la sofferenza.
Ma la risposta non può essere l’aprire la porta alla morte.
La compassione verso chi sta male si dimostra non lasciando solo il malato.
Standogli invece vicino, tenendo la mano fino alla fine.
Curando il dolore con le cure palliative che forse ad oggi, in Italia, non tutti ricevono.
OPPORSI AL SUICIDIO ASSISTITO non è accanimento terapeutico.
Ma è difendere il principio per cui la vita è sacra.
E questa sacralità non viene mai meno, nemmeno nella sofferenza.
Aiutare a morire non esprime solidarietà semmai è l’opposto, è arrendersi alla solitudine.
“Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele”.
( Seneca)
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
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