Il feto è un parassita? La spiegazione del pediatra


Ogni tanto nel corso della storia qualcuno definisce “parassita”, discrimina e addirittura uccide persone su cui riversa il suo odio.
Gli esempi che si potrebbero citare sono moltissimi: partono dalla rivoluzione francese ed approdano al nazionalsocialismo tedesco ed al comunismo di molti paesi: in tutti questi casi le persone discriminate e addirittura uccise sono state definite “parassiti della comunità”.

Ma talora si sente dire che persino il feto, cioè il bambino nell’utero materno, sarebbe un parassita. In biologia tuttavia si definisce parassita un organismo di specie diversa da quello detto ospite che è costretto a subirne la presenza nociva; il parassita si installa abusivamente nell’ospite e per il suo metabolismo sfrutta l’ospite, al quale provoca danni più o meno letali. Diversa è invece la condizione di simbiosi (etimologicamente convivenza) tra due organismi di specie diversa, i quali si offrono reciproche prestazioni.

Il bambino nell’utero materno è della medesima specie umana del padre e della madre; non si installa abusivamente nell’utero materno, bensì segue il suo destino biologico scambiando con la madre messaggi ormonali fin dai primi momenti del concepimento; il suo metabolismo dipende dalle risorse nutritive veicolate attraverso la placenta, ma attiva nella madre risorse utili come la maturazione della ghiandola mammaria con effetti protettivi contro le neoplasie di questo organo così delicato; il feto ricambia l’ospitalità della madre immettendo in circolo cellule staminali, le quali attuano un microchimerismo, possono persistere addirittura lunghi anni ed avere addirittura effetti curativi di patologie materne. Il bambino nell’utero materno è quindi un alleato della madre, la quale lo custodisce con un amore che dal figlio viene così giustamente ricambiato.

Dott. Luciano Leone. Medico Pediatra.
Comitato “ Pro-life insieme “

http://www.prolifeinsieme.it