Aborto in Italia: istituzione di un fondo per l’accesso alla IVG. Il commento del dott. Virgolino

https://www.ok-salute.it/news/aborto-in-italia-nasce-un-fondo-per-aiutare-chi-non-riesce-ad-accedere-allivg/

“Aborto in Italia: nasce un fondo per aiutare chi non riesce ad accedere all’IVG”. OK salute e benessere. Simona Cortopassi. 22.09.2026
L’autrice dell’articolo riporta l’iniziativa dell’associazione Medici del Mondo (MdM) Italia che intende promuovere un “fondo per l’accesso all’aborto” al fine di aiutare le donne ad esercitare “un diritto previsto dalla legge” che in Italia presenterebbe “ostacoli amministrativi, economici e organizzativi (tempi di attesa)” da rendere difficile “arrivare alle cure”. Questo progetto viene presentato in occasione della Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro che si celebra il 28 settembre.
Continua a sorprendere davvero, per non ribadire l’assurdità, che un’associazione di sedicenti medici, sia così impegnata a negare il diritto – questo sì! – fondamentale alla vita di un essere umano, vivo e vitale, nella sua fase iniziale di sviluppo nell’utero materno! E il loro impegno stavolta, non rimane soltanto sul piano ideologico, ma arriva a voler sostenere anche economicamente quelle situazioni che presentano “barriere” per le donne decise ad abortire. Sì, perché l’IVG è inclusa nei LEA (livelli essenziali di assistenza) – dicono loro – al pari di una qualsiasi prestazione sanitaria erogata gratuitamente dal SSN, come tale va sempre garantita. Pertanto occorre venire incontro, in tutti i modi, alle donne gravide per abbattere le “barriere burocratiche e amministrative”, quali le spese che debbono sostenere per trasferirsi in ospedali di altre provincie o regioni, o per regolarizzare la propria iscrizione al SSN se straniere, avendo deciso di abortire volontariamente. E poi ci sono i tempi di attesa (la settimana di attesa per un possibile ripensamento dopo il rilascio della certificazione per accedere all’IVG) e la presenza degli “obiettori di coscienza”… Tutti possibili “ostacoli” o “barriere” che rischiano di “trasformarsi in un ritardo nell’accesso alle cure”!
Quanta premura – assurda – per favorire la soppressione di tanti figli innocenti!
Dai dati che vengono riportati nelle Relazioni annuali del Ministero della Salute al Parlamento sulla legge 194/78, le situazioni che eventualmente comportino difficoltà nella realizzazione dell’aborto volontario sono in realtà, in percentuale molto bassa. Nel 2023 l’82,6% (il 79,3% nell’anno 2022) delle donne hanno effettuato l’IVG nella loro stessa regione di residenza; solo 3.451 (5,24%) sono andate ad abortire fuori regione su un totale di 65.746 IVG.  Soltanto alcune regioni del centro-sud dell’Italia presentano percentuali di emigrazione superiori alla media nazionale e nella Relazione ministeriale sono puntualmente riportate (Tabella 29).
Così come troviamo il dato tutt’altro che problematico sui “tempi di attesa”- “barriera della procedura sanitaria” – riportato nella tabella 21: per l’80,4% delle IVG l’intervallo tra il rilascio del certificato e l’effettuazione della stessa IVG è inferiore o pari ai 14 giorni. E questa percentuale cresce di anno in anno anche per l’incremento dell’aborto farmacologico, praticato entro la 9^ settimana.
Quanto alla “barriera” della reclamata scarsa disponibilità dei “punti per IVG”, nella Relazione ministeriale per l’anno 2023, leggiamo a pag. 61: ““Considerando il rapporto fra i punti nascita e le nascite, e quello fra i punti IVG e le IVG, ne consegue che per ogni 1.000 nascite si conta 1 punto nascita, mentre per ogni 1.000 IVG ci sono 5,3 punti IVG. In proporzione, quindi, i punti IVG sono più di cinque volte i punti nascita.” Nella Tabella 4.2 sono comunque riportate le disomogeneità tra le Regioni.
Anche il carico di lavoro medio nazionale dei ginecologi non obiettori, pari a 0,8 IVG/settimana/struttura, è in costante diminuzione negli anni (0,9/settimana nel 2022), in conseguenza dell’incremento della IVG farmacologica. E il numero di questi colleghi tende ad aumentare negli anni: 1.900 nel 2023, 1.711 nel 2022, a dispetto della riduzione delle IVG. Dunque, per maggiore tranquillità dei MdM, questo degli obiettori di coscienza non sembra costituire un ostacolo così importante.
Certamente la determinazione dimostrata dai MdM nell’affermare un falso diritto all’aborto volontario e volerlo praticare a tutti i costi, anche di “tasca propria”, esibendo quasi un gesto di generosa beneficenza, è un messaggio fuorviante che stravolge lo stesso spirito della legge 194, facendola ritenere un mero “lasciapassare” per l’aborto, dando enfasi alla assoluta, indiscussa e indiscutibile autodeterminazione della donna, secondo il principio di salvaguardia della sua “salute riproduttiva”. Ma il bambino, vero soggetto protagonista della sua vita e della sua naturale vocazione di madre, è tragicamente negato! Con conseguenze drammatiche per le stesse donne e per l’intera società, sempre più disabitata da soggetti giovani e giovanissimi!
Le risorse economiche e non solo, andrebbero doverosamente impiegate proprio in senso opposto a quanto è nel programma dei MdM: l’accoglienza della vita di ogni bambino, senza discriminazioni di sorta, accompagnando ogni mamma nel suo inestimabile compito, riservandole tutti gli aiuti necessari, materiali, morali e relazionali. E’ questo l’obiettivo primario di una società che si ritiene civile e rispettosa della dignità umana senza eccezioni, e che deve pure fare i conti con il suo grave declino demografico. Dispiace che proprio un’organizzazione composta da medici – almeno per il nome – non se ne renda proprio conto!

Dr. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it