https://www.altoadige.it/cronaca/affettivita-il-consenso-non-serve-sempre-sfnxfd42
FATTA LA LEGGE , TROVATO L’INGANNO”.
O almeno così recita il proverbio popolare.
Questo ddl Valditara non smette di fare “litigare” nelle stanze dei bottoni.
Il consenso informato per l’educazione sessuale, dicono alcuni, serve solo se l’educazione sessuale viene fatta durante l’orario extra scolastico.
Se invece rientra nell’orario scolastico non serve.
MI SI PERMETTA DI DISSENTIRE o quanto meno di stupirmi.
Secondo la legge 9 giugno 2026 n. 104, in vigore dal 7 luglio 2026, il consenso informato preventivo SERVE SEMPRE sia per attività extra curricolari che per attività curricolari.
Art. 1:
“per le attività curricolari ed extra curricolari… attinenti ai temi dell’affettività e della sessualità è richiesto il consenso preventivo scritto”.
Per tutto il resto, ossia per ciò che riguarda lo studio del corpo umano e l’educazione civica, non serve il consenso.
PER PROGETTI STRUTTURATI di educazione sessuale ed affettiva invece serve.
Lo spirito della legge è proprio quello di non dare adito a scappatoie.
L’articolo 30 della Costituzione riconosce il diritto / dovere dei genitori di educare i figli.
Alla luce della diatriba, l’interrogativo allora che mi pongo è dove finisca l’educazione al rispetto e dove inizi l’educazione affettiva, mi si permetta di ricordare, per molte scuole il confine è labile.
Purtroppo la legge stessa non definisce con precisione i limiti.
Ad oggi si parla di “educazione al rispetto” (senza quindi consenso) intendendo rispetto reciproco, contrasto al bullismo, parità tra uomo e donna, no alla violenza.
E tutto questo risulta già inserito nei programmi ministeriali di educazione civica.
Non entra quindi nei dettagli intimi intesi come sessualità o di orientamento di identità sessuale.
Diventa invece “educazione sessuale (con consenso obbligatorio) quando si parla di:
Relazioni amorose, sentimenti, sessualità, sviluppo puberale nel senso di relazioni affettive.
Se intervengono esperti esterni, associazioni, testimonianze.
Se si parla di identità di genere, contraccezione e anche aborto.
MOLTE SONO LE SCUOLE che definiscono “educazione al rispetto” ciò che invece nei contenuti è in realtà affettività.
È importante quindi fare chiarezza per non svuotare la legge di contenuti e per non tradire la fiducia dei genitori, i quali vanno sempre rassicurati che quello che si propone a scuola è solo “Educazione al rispetto” e non entra nella sfera più intima.
Rispettando quindi e non aggirando il consenso previsto dalla l. 104/2026.
Questa non è censura ma trasparenza, perché chiama le cose con il loro nome.
Se si parla di rispetto non c’è bisogno di fare intervenire esperti esterni. Non serve parlare di contraccettivi o aborto.
Solo così si tutelano gli alunni, si rispettano le famiglie e si difende la scuola da strumentalizzazioni.
Affinché non si possa dire “Fatta la legge trovato l’inganno”
Angela D’Alessandro. Insegnante. Bolzano
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
