Un cuore che batte, la scienza che aiuta la coscienza a non uccidere

Egregio Direttore,
Mi permetta di intervenire in merito all’articolo https://www.open.online/2026/09/02/vannacci-aborto-battito-feto-meloni-quirinale/

LA PROPOSTA DI LEGGE “Un cuore che batte”,
scaturita da una raccolta firme popolare conclusasi il 7 novembre 2023 e che prevede l’obbligo da parte del medico di fare ascoltare alla donna, decisa a mettere fine alla gravidanza, il battito cardiaco del feto, è probabilmente destinata al cestino.
Questa raccolta è scaturita da più associazioni pro-life ed è arrivata a 106.000 firme.
Un messaggio importante quello arrivato dall’opinione pubblica e che avrebbe potuto essere un segnale attraverso il quale la scienza poteva aiutare la ragione a non commettere un omicidio.
Poteva essere un punto di partenza importante, anche se non “il massimo” però, visti i numeri altissimi di bambini abortiti, sarebbe stato un primo passo.
Un deciso passo avanti nella percezione dell’aborto come uccisione di un essere umano.
Non intervenendo direttamente sull’interruzione di gravidanza ma obbligando ad una riflessione
consapevole di ciò che si sta per fare.

GRAZIE ALLA TECNOLOGIA
e allo sviluppo scientifico, abbiamo il modo per prendere coscienza che abortire è uguale ad uccidere.
Ascoltando il battito cardiaco del feto e guardando l’immagine ecografica la scelta diventa di sicuro più consapevole, in quanto si evidenzia la presenza di una vita umana.
Purtroppo anche molti dei cosiddetti “pro-vita” hanno espresso criticità nei confronti della proposta di legge sostenendo che “non si possa fare leva sui sensi di colpa della donna al fine di impedirle di abortire”.
Quali sarebbero, mi chiedo, questi sensi di colpa?
Io li collego al Grillo parlante nella fiaba di Pinocchio.
Sono la retta coscienza che parla direttamente al cuore al fine di evitare il male.
Sono un mettere in guardia per astenersi da azioni malvagie.
Azioni che avranno un iter ben peggiore del senso di colpa.
Azioni che diventeranno rimorsi i quali saranno destinati a gravare sul cuore della donna molto di più del senso di colpa.
Ne è testimonianza la così chiamata “sindrome post abortiva” che si manifesta attraverso una serie di dolori sia della psiche che del corpo.
Ecco che, allora, ascoltare il battito cardiaco del bambino non solo lo salverà da morte certa, ma salverà anche la madre da una lenta morte interiore.

CIÒ È DESCRITTO BENE nel libro
“Una chat per la vita” ( ed. Ares) realizzato dal Movimento per la vita di Varese.
Si possono leggere testimonianze di donne che hanno abortito o che lo volevano fare, raccontando tutto ad una chat, pensata dal movimento appunto.
Chi ha deciso per l’aborto ne racconta la tremenda sofferenza scaturita.
Chi era nell’indecisione parla dell’angoscia e del panico che sono il frutto di una divisione interiore, la quale rappresenta la consapevolezza di stare per uccidere il proprio figlio.
Cosa allora spinge le mamme a decidere in tal senso?
La tendenza dominante che le ha convinte che l’aborto non è un assassinio.
Si tratta di un grumo di cellule senza forma, secondo questi opinionisti.
Le donne in realtà, più che essere convinte, “si lasciano convincere”.
Non vedono e non sentono ancora niente, quindi la decisone è più facile.
Se invece viene data loro l’opportunità di ascoltare, di guardare quell’esserino che ha bisogno di loro per sopravvivere, che i loro cuori battono insieme beh, allora tutto si complica, la verità non può più essere nascosta.
Perché la vita umana ha valore altissimo e la sua salvaguardia deve essere l’obiettivo della morale, della medicina e del diritto.

Come disse l’illustre medico pediatra e genetista francese Jerome Lejeune:

“La vita ha una storia molto lunga, ma ognuno di noi ha un inizio ben preciso: il momento del concepimento.
Accoglierla richiede il coraggio della verità”.

Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it