Aborto non è libertà, è la fine di una libertà più debole

GENTILE SIGNOR PAOLINO,
ho letto il suo articolo sull’aborto e anche la replica della professoressa Criscuolo.
Vorrei, se possibile, esprimere la mia opinione al riguardo.
Condivido il rispetto per la vita e per la libertà di scelta delle persone.
Però se questa libertà coincide con il mettere fine ad una vita bè, allora le cose cambiano.
Purtroppo oggi l’aborto è diventato “controllo delle nascite”.
Un controllo spesso recidivante in quanto ci sono donne che scelgono l’aborto una, due, tre volte.
Per quello che si può computare.
Il conto infatti non tiene conto dell’aborto chimico il quale sfugge ai controlli.
La cosa che mi sorprende è che non si pensi alla sofferenza di una donna che “sceglie” di mettere fine alla vita del bambino che porta in grembo, al quale soltanto lei può decidere se dare la vita o se sopprimerla.
Ci sono tante testimonianze di donne che, dopo aver abortito, vivono un lutto dal quale fanno fatica a riprendersi.
Infatti “la vigna di Rachele” è nata proprio per dare aiuto a queste mamme affinché riescano “a fare pace” con sé stesse.
CREDO che non si possa più usare la storiella del “grumo di cellule”.
La scienza ha dimostrato che la vita inizia con il concepimento, esistono studi al riguardo che ho letto la prof. Criscuolo aver condiviso.
Il feto ha un proprio DNA, unico e irripetibile.
Diverso da quello dei genitori.
Il suo cuore batte dal diciottesimo giorno e irrora gli organi abbozzati ma reali e vitali.
È un essere umano con potenziale, non il contrario.
La libertà e la responsabilità di una persona finisce dove inizia quella di un’altra.
Uccidere la vita nascente significa violare la libertà di un nuovo essere.
RITENGO LA 194 una legge antiuomo.
Dove sono i diritti civili dei quali i politici si riempiono la bocca?
 L’articolo 2 della Costituzione tutela i diritti inviolabili dell’uomo.
Inoltre la Convenzione ONU, sui diritti del fanciullo, nel preambolo, dice:
“Il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita”.
La nostra Cassazione (Sez. IV,  sentenza 16/02/2018 n. 7760) ha definito il feto “soggetto di diritto”.
Dunque anche il diritto riconosce nel feto una persona con diritti da tutelare.
Questo se mi permette, non è un discorso a contenuti cattolici.
Questa è coerenza morale.
Una società civile si misura da come tratta i più deboli e il feto è il più debole ed indifeso di tutti.
Dire che un feto è vita è anche dire alla sua mamma che la creatura che porta in sé non è un errore da eliminare ma è un figlio da accogliere.
Difendere il più debole non significa imporre un credo:
è un atto umano di altissimo valore.
E forse il ritorno ai momenti più bui del Medioevo è proprio questo, uccidere chi può rappresentare un ostacolo.
Ringrazio e saluto
Angela D’Alessandro