Comitato Prolife-Insieme chiede di impugnare la legge dell’Emilia Romagna sul suicidio assistito

Con una rapidità degna della tradizione motoristica così radicata nel proprio territorio il 23 luglio l’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna ha approvato la legge regionale n.10, pubblicata il 28 luglio, volta a introdurre e attuare nel proprio ambito regionale la pratica del c.d. suicidio assistito.
Malgrado dalle perplessità manifestate nel corso del dibattito assembleare che ha preceduto il voto finale siano emerse diverse ragioni di critica per una iniziativa che rivela vari profili di illegittimità.
E benchè negli stessi giorni con sentenza n152 del 24 luglio la Consulta abbia nuovamente denegato l’estensione della non punibilità a chi abbia collaborato con l’intento suicida, in attesa dell’eventuale approvazione di una legge statale a cui è demandata la questione, sulla quale si discute ora in Senato.
Il Comitato Prolife-Insieme ha chiesto al Governo, di impugnare tale legge alla Corte Costituzionale. Le ragioni giuridiche di questo esposto, illustrate in un atto di declaratoria, possono così sintetizzarsi.
La Regione ha assunto di attivarsi con norma di legge, per attuare e dare esecuzione ai dettami statuiti in materia dalla Corte Costituzionale. Ma la Consulta non ha prerogativa di potere dettare norme, né allo Stato, né tanto meno alle Regioni. Lo ha stabilito la stessa Corte con la sentenza n.204 del 2025. Dichiarata illegittima una legge toscana, rievocati propri precedenti, la Corte ha ribadito che i requisiti indicati per il suicidio assistito non sono un corpo normativo passibile di recepimento legislativo regionale. Operando in via transitoria, non sono idonei a fondare una disciplina autonoma, senza legge del Parlamento. Non può esserci una legge regionale senza prima una legge statale. La Corte ha quindi stabilito un principio contrario a quello ipotizzato dall’Emilia Romagna. Per questo il comitato ha chiesto allo Stato d’impugnarla.
Naturalmente l’intento del comitato Prolife-Insieme risponde prima di tutto a delle esigenze etiche. Abbiamo chiesto perciò di illustrarle, alla vicepresidente del sodalizio, la Prof. sa Vittoria Criscuolo.

1) Quali sono le ragioni etiche hanno indotto il comitato Prolife-Insieme a sollecitare l’impugnativa?
Primum non nocere. Il compito del medico, dai tempi del giuramento di Ippocrate, è sempre stato curare e per quanto possibile guarire il paziente. Trasformare nell’immaginario collettivo la sua figura in colui che aiuta a somministrare il farmaco letale significherebbe stravolgere le basi etiche della professione: nessuno si fiderebbe più del proprio dottore. La vita umana ha un valore intrinseco che non dipende dalla qualità, dalla produttività; il livello della sofferenza può sicuramente minare l’autostima di chi si trova in difficoltà ma la soluzione non può essere quella di abbattere il fragile. Serve l’abbraccio dei propri cari per poter affrontare l’ultimo tratto della vita e lasciare la testimonianza della preziosità dell’essere umano fino all’ultimo respiro. Quale messaggio di morte si lascerebbe ai giovani, se i loro nonni, i loro genitori, possono essere eliminati per volontà di chi invece dovrebbe amarli?

2) Se in tutto ciò può ritrovarsi chiunque, quali altre motivazioni sono suffragate da coerenza di fede?
Un credente non può in nessun modo essere favorevole al suicidio assistito: i documenti del magistero della chiesa cattolica sono espliciti. San Giovanni Paolo II nella Enciclica Evangelium Vitae al n. 66: “Il suicidio è sempre moralmente inaccettabile (…) condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarla a realizzarsi mediante il cosiddetto “suicidio assistito” significa farsi collaboratori e, a volte, attori in prima persona di un’ingiustizia che non può mai essere giustificata, neppure quando richiesta”.

3) Come si colloca questa iniziativa sul piano operativo, per il prosieguo della mission del comitato?
Il comitato vuole contribuire a cambiare la mentalità anti vita presente nella nostra società. Si tratta di un obiettivo di carattere culturale perseguito quotidianamente grazie alla disponibilità, alla competenza, all’amore vorrei dire, degli amici che fanno parte di “Prolife insieme”. Continueremo a scrivere alle testate, ai politici, a chiunque sostenga il d.d.l. sul suicidio assistito, perché possa essere diffusa e nota a tutti un’altra posizione, non di morte, ma di accoglienza e rispetto della vita umana, dal concepimento al suo termine.
Su tutti i futuri sviluppi della questione assicuriamo quindi una puntuale ed esaustiva informazione.
Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it

⭐⭐ *FINE VITA: GOVERNO IMPUGNA LEGGE EMILIA-ROMAGNA ROMA (ITALPRESS)* – Il Consiglio dei ministri di questo pomeriggio ha deliberato l’impugnazione, di fronte alla Corte costituzionale, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, della legge della Regione Emilia-Romagna 28 luglio 2026, n. 10, titolata “Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito”. Secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri ha rilevato che la normativa regionale si pone in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117, secondo comma, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute. Il Consiglio dei ministri ha rilevato che la legge regionale ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta. (ITALPRESS) – (SEGUE). sat/red 24-Set-26 19:17 NNNNZCZC IPN 989 POL –/T FINE VITA: GOVERNO IMPUGNA LEGGE EMILIA-ROMAGNA-2- Inoltre, nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l’impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio. A quest’ultimo riguardo, le fonti di Palazzo Chigi ricordano come, a fronte degli importanti stanziamenti effettuati da questo Governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni, molte Regioni siano ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio delle risorse ricevute in quota parte. (ITALPRESS). sat/red 24-Set-26 19:17 NNNN