Emilia Romagna, DDL suicidio assistito: criticità dal punto di vista legale ed etico

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Ecco perché legge dell’Emilia-Romagna è utile e legittima

Alla c.a. del Direttore
Rassegno per doverosa correttezza d’informazione alcune chiose all’articolo dal titolo Fine vita. Ecco perché legge dell’Emilia-Romagna è utile e legittima, pubblicato il 4 agosto sul quotidianosanità.it con riferimento all’approvazione della legge regionale dell’Emilia Romagna n.10 del 28 luglio, tendente a introdurre ed attuare nell’ambito di quella regione la pratica del cd. suicidio assistito.
L’articolo si rivela suscettibile di varie ragioni di confutazione sia sotto il profilo giuridico che etico. In esso infatti le corrette implicazioni afferenti le questioni sottese a tale iniziativa vengono sottaciute.
Invero il fondamento delle seguenti precisazioni trova riscontro proprio nello stesso testo dell’articolo ove si afferma essere pendente da 7 anni in Parlamento un disegno di legge (ma in realtà si tratta di due diverse proposte di legge in successione); per cui finora non è stata approvata alcuna legge statale.
Da qui muovono queste riflessioni. La Regione ha assunto di attivarsi con propria legge, per attuare e dare esecuzione ai dettami statuiti dalla Corte Costituzionale. Ma la Consulta non ha la prerogativa di potere dettare norme, né allo Stato, né tanto meno alle Regioni. Lo ha stabilito la stessa Corte con la sentenza n.204 del 2025. Dichiarata illegittima una legge toscana, rievocati propri precedenti, la Consulta ha ribadito che i requisiti indicati per il suicidio assistito non sono un corpo normativo passibile di recepimento legislativo regionale. Operando in via transitoria, non sono idonei a fondare una disciplina autonoma, senza legge del Parlamento. Non può esserci una legge regionale senza prima una legge statale. La Corte ha stabilito un principio contrario a quello ipotizzato dall’Emilia Romagna la cui legge è illegittima.
Sul piano etico, spiace doverlo ricordare a chi dovrebbe serbarlo all’apice della propria deontologia, dal giuramento di Ippocrate il compito del medico è curare e per quanto possibile guarire il paziente. Modificarne la figura in colui che aiuta a somministrare un farmaco letale rischierebbe di stravolgere le basi etiche della professione medica: nessuno finirebbe più per fidarsi del proprio dottore. In ogni caso la vita umana ha un valore intrinseco che non dipende dalla sua qualità o della sua produttività; Il livello della sofferenza può minare l’autostima di chi si trova in difficoltà ma la soluzione non può essere quella di abbattere il fragile. Serve l’abbraccio dei propri cari per poter affrontare l’ultimo tratto della vita e lasciare la testimonianza della preziosità dell’essere umano fino all’ultimo respiro. Sono perciò decisive proprio le cure palliative, intese non solo come metodiche terapeutiche, ma da inserire in un contesto di prossimità umana. Chi chiede il suicido in realtà cerca una presenza d’amore.
Il bene della vita ha un valore supremo, peraltro garantito pure dalla stessa Costituzione, intangibile.
Il Comitato Prolife-Insieme ha già chiesto al Governo di impugnare la legge alla Corte Costituzionale.
Con atto di declaratoria sono stati infatti contestati i vizi d’incostituzionalità ascrivibili a questa legge.
Confidiamo che in clima di corretto contraddittorio democratico, tanto spesso decantato quanto altrettanto spesso dimenticato, dell’esposto e dei suoi sviluppi si voglia dare tempestiva informazione,

Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato Prolife Insieme
www.prolifeinsieme.it