Oltre l’immigrazione, la vera speranza alle culle vuote

Egregio Direttore,
Chiedo di poter commentare l’articolo
https://www.corriere.it/economia/finanza/26_luglio_30/crisi-demografica-servono-nidi-buona-immigrazione-654e16f6-f21a-4c5a-8c80-a6e4d7ca1xlk.shtml

LA DENATALITÀ ormai si sa, è diventata emergenza.
In Europa e nei paesi industrializzati il problema è palese.
E questo non è affatto una novità.
La cosa fu discussa già nel 1994, attraverso un documento pubblicato dal Pontificio Consiglio per la famiglia dal titolo “Evoluzioni demografiche. Dimensione etica e pastorale”.
Il documento portava alla luce il problema del calo delle nascite.
In un momento peraltro in cui, politici e opinionisti del mercato, usavano lo spauracchio della sovrappopolazione facendo credere che la terra fosse pericolosamente troppo “popolata”.
Oggi, che siamo nel bel mezzo di un inverno demografico davanti al quale non si possono chiudere gli occhi ci si interroga: cosa fare?

ECCO LA SOLUZIONE dei politici e dei soliti opinionisti: gli immigrati.
Ossia l’immigrazione vista come cura per la denatalità. .
È chiaro però che questo non è il modo per risolvere il problema.
Come si può pensare di ridurre una persona a puro intervento tappabuchi?
Chi migra in un paese proveniente spesso da luoghi lontani e diversi culturalmente, ha bisogno di moltissimo prima di entrare a pieno ritmo nel mondo del lavoro.
Imparare la lingua, trovare una casa, capire la cultura del luogo ecc.
Tutto questo non è evidentemente scontato.
Oltre ad avere un costo sociale notevole.
E comunque non è importando braccia che si risolve il problema.
L’economia italiana trova la sua forza nella piccola e media industria nonché nelle imprese familiari.
Quelle imprese che si tramandano di generazione in generazione e che investono creando posti di lavoro.
Ma se ad un certo punto mancano gli eredi come andrà a finire per l’azienda?
Verrà venduta o semplicemente chiusa.

DA CIÒ SI EVINCE che, tra denatalità e crisi economica, ci sia un nesso che non è possibile colmare solo con la manodopera straniera.
Una manodopera che evidentemente non può operare in tutti i settori, soprattutto in quelli lasciati scoperti dalla mancanza di nuove generazioni italiane.
Non è possibile inoltre sottovalutare la tanto decantata “integrazione”.
Spesso se ne parla a sproposito senza tenere conto che l’integrazione è un percorso complesso.
Ha bisogno di una apertura e un desiderio di collaborazione.
Per chi emigra, parlare di integrazione vuol dire non solo imparare la lingua del Paese ospitante, ma capirne anche i fondamenti culturali, religiosi.
Le sue usanze, le sue regole.
Per un adulto impostato in un dato modo tutto questo può essere complesso.
È altrettanto importante inoltre che la Comunità ospitante sia forte, al fine di poter avere un incontro fecondo con i nuovi arrivati, cosa che, vista la denatalità, non è possibile.
Prendiamo ad esempio la scuola.
Non è raro vedere in una classe 8 italiani, 2 cinesi, 5 marocchini, 2 rumeni ecc.
Come ci può essere integrazione?
Al massimo possiamo parlare di convivenza, da tenersi il più serenamente possibile.

INTEGRAZIONE PERÒ è tutt’altro.
Ecco perché i migranti non possono essere la soluzione alla denatalità.
Anzi, il rischio di perdere la nostra “appartenenza, identità culturale” è alto.
Come si può dunque risolvere il problema delle culle vuote?
Mettendo al mondo figli.
Cambiando il paradigma e passando da una cultura di morte ad una cultura di vita.
Non basta alzare l’importo dell’assegno familiare a fare cambiare idea a chi decide di non avere figli.
È necessaria una cultura aperta alla vita.
E qui, purtroppo, anche la chiesa cattolica preferisce la scorciatoia dell’immigrazione.
Quello che infatti manca oggi è la speranza.
Quella speranza che avevano i nostri nonni, bisnonni i quali si aprivano alla vita perché possedevano le ragioni per costruire un futuro.
Perché ancora ci credevano nel futuro, cosa che adesso viene sempre meno.
La loro speranza era alimentata dalla fede in Cristo, fondamento della nostra civiltà.
Una fede, un pilastro, che è investimento sicuro più degli assegni familiari.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it