Egregio Corbetta,
In merito alla crioconservazione degli ovociti, e alla richiesta da parte della Lega di “più sostegno a giovani donne lombarde che vogliono diventare madri“, trovo del tutto fuori luogo e anche pericoloso l’ordine del giorno approvato al bilancio.
Posso capire il desiderio di maternità che ci contraddistingue spesso fin da quando siamo bambine, come anche la evidente difficoltà di conciliare carriera e gravidanza, ma pensare di forzare la natura in un’epoca nella quale, invece, si tende a dare un’enorme importanza all’ecologia, mi sembra una contraddizione in termini.
Prima di esporsi con uscite così estemporanee, come la proposta di potenziare la pratica del congelamento degli ovuli, bisognerebbe riflettere sui problemi che ciò comporterebbe alla donna: innanzitutto una stimolazione ormonale che permetta la produzione di più ovociti ( quindi farmaci che la donna dovrebbe assumere per ottenerli); successivamente la fecondazione in vitro; infine il reimpianto in utero del “ prodotto del concepimento”. Come sempre, tutto scaricato sulla donna!
Mi chiedo se si conosca l’efficacia limitata delle tecniche di PMA.
Faccio notare che nella Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano sull’applicazione della L. 40 in Italia che riporta i dati dell’anno 2021, si legge che la percentuale, crescente di anno in anno, di cicli sospesi prima del prelievo ovocitario o interrotti dopo lo stesso prelievo, nella sola FIVET/ICSI omologa (con i gameti della stessa coppia), è stata del 12% per rischio di Sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS) per le donne sottoposte ad un alto dosaggio di sostanze ormonali favorenti la formazione di un grande numero di follicoli ovarici dai quali vengono poi aspirati gli ovociti da fecondare in vitro.
https://aigoc.it/2025/03/12/aumentano-i-cicli-sospesi-4-879-ed-interrotti-22-911-e-gli-embrioni-omologhi-crioconservati-64-106-nelleterologa-destano-preoccupazione-i-movimenti-di-import-export-di-ovociti-liqui/
AIGOC tabella“AUMENTANO I CICLI SOSPESI (4.879) ED INTERROTTI (22.911) E GLI EMBRIONI OMOLOGHI CRIOCONSERVATI (64.106). NELL’ETEROLOGA DESTANO PREOCCUPAZIONE I MOVIMENTI DI IMPORT/EXPORT DI OVOCITI – LIQUIDO SEMINALE – EMBRIONI”
A tutto ciò va aggiunto il costo umano, emotivo per noi donne enorme.
Tutte le volte che il desiderio di maternità risulterà frustrato dall’insuccesso, la donna soffrirà . Questi dati però non vengono mai menzionati dai media, che sembrano non rendersi conto del favore che così generosamente regalano alle case farmaceutiche e ai loro smisurati profitti, in primissimo piano rispetto al coinvolgimento emotivo di chi cerca una gravidanza.
C’è da chiedersi per quale motivo le donne non vogliano, semplicemente, accettare la propria condizione di privilegio, quella della maternità, e si affannino invece a trovare strade lastricate di dolore per affermarla.
Forse meglio riflettere prima di avanzare proposte offensive e umilianti per la donna, che, nel 2025, non merita di essere trattata come un contenitore ora da svuotare con l’aborto, ora da riempire con la fecondazione assistita.
Ci sono altre strade per valorizzare noi donne, più rispettose della nostra natura. Sarebbe meglio che la Lombardia non diventasse capofila di una proposta così rischiosa per la nostra salute e così sminuente la nostra dignità.
Prof. Vittoria Criscuolo. Varese
Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
Gentile Prof.ssa Criscuolo,
la ringrazio per il suo messaggio, che ho letto con attenzione. Comprendo le sue preoccupazioni etiche, sanitarie e umane e ritengo giusto che su temi così delicati ci sia un confronto serio, senza slogan e senza banalizzazioni.
Vorrei però chiarire un punto fondamentale: l’ordine del giorno approvato non impone nulla a nessuna donna, non presenta la crioconservazione come una soluzione miracolosa e non intende in alcun modo ridurre la maternità a una procedura tecnica. Al contrario, chiede più informazione, più consapevolezza e più possibilità di scelta.
Proprio perché lei richiama una sensibilità pro-life, credo sia importante sottolineare che questa proposta va esattamente nella direzione di provare a generare vita, offrendo una possibilità in più a donne che desiderano diventare madri ma che, per diverse ragioni, rischiano di non riuscirci nel momento in cui potranno finalmente cercare una gravidanza.
La crioconservazione degli ovociti è già oggi utilizzata anche nel sistema sanitario lombardo per specifiche condizioni mediche, ad esempio quando patologie o terapie rischiano di compromettere la fertilità. In questi casi Regione Lombardia e strutture come il Niguarda garantiscono percorsi di preservazione della fertilità. Inoltre, sempre al Niguarda è stata avviata un’esperienza di social freezing a tariffa calmierata.
Il nostro ordine del giorno parte proprio da qui: non inventa una pratica estemporanea, ma chiede di valutare se sia possibile rendere più accessibili percorsi già esistenti, accompagnandoli con corretta informazione medica, valutazione dei rischi, consapevolezza sui limiti delle tecniche e criteri chiari.
Sono d’accordo con lei su un punto: nessuna donna deve essere illusa. La crioconservazione non garantisce automaticamente una gravidanza futura, comporta procedure mediche, può avere effetti collaterali e deve essere affrontata solo dopo un serio confronto con specialisti. Proprio per questo ritengo preferibile che il tema sia seguito dal sistema pubblico regionale, con trasparenza, prudenza e controllo, piuttosto che lasciato esclusivamente al mercato privato.
Il tema vero è la fertilità delle coppie italiane. Da anni parliamo di denatalità, ma le misure messe in campo fino a oggi non hanno evidentemente funzionato a dovere. Se vogliamo invertire la rotta, dobbiamo avere il coraggio di affiancare alle politiche tradizionali per casa, lavoro, asili, famiglia e conciliazione anche strumenti nuovi, capaci di aiutare concretamente chi desidera avere figli.
Molte giovani donne rinviano la maternità non per leggerezza o egoismo, ma perché si trovano davanti precarietà lavorativa, difficoltà economiche, costi abitativi elevati, assenza di stabilità familiare o personale, oppure perché temono di dover interrompere o compromettere la propria carriera lavorativa. La politica deve rimuovere questi ostacoli, ma può anche offrire uno strumento in più per preservare la fertilità.
La crioconservazione deve essere esattamente questo: non una scorciatoia, non un obbligo, non una sostituzione della maternità naturale, ma una chance in più nel caso in cui, naturalmente, una donna non riuscisse ad avere un figlio nel momento in cui lo desidera. Il tutto garantendo sempre piena libertà di scelta.
Il senso della proposta è quindi sostenere la natalità, aiutare le donne che vogliono diventare madri, non rassegnarsi al declino demografico e non lasciare sole le giovani generazioni davanti a scelte sempre più difficili.
Rispetto profondamente la sua posizione e il suo impegno a difesa della vita. Proprio per questo credo che il confronto debba partire da un obiettivo comune: mettere la maternità, la famiglia, la fertilità e la dignità della donna al centro delle politiche pubbliche. Su come farlo possiamo avere sensibilità diverse, ma non accetto l’idea che questa proposta nasca contro le donne. Nasce, al contrario, per offrire loro uno strumento in più, libero, informato e non obbligatorio, per provare a rendere possibile una nuova vita.
Cordialmente.
Alessandro Corbetta
Alessandro Corbetta
Presidente Gruppo Lega – Lega Lombarda
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