Egregio Direttore,
In quanto cittadina di Bolzano, mi permetta di commentare l’articolo
https://salto.bz/it/article/23072026/aumentano-le-interruzioni-di-gravidanza
L’ABORTO è la più grande tragedia dei nostri tempi.
Ogni anno, sull’altare dei diritti vengono sacrificati centinaia di bambini.
Ormai la storiella del “grumo di cellule” non è più credibile.
L’interruzione di gravidanza volontaria è permessa fino e non oltre i 90 giorni di gestazione, salvo gravi patologie del feto.
Sappiamo però che, già tra la sesta e la settima settimana di gestazione, il ginecologo può, attraverso l’ecografia, ascoltare il battito cardiaco del bambino.
È provato inoltre che il DNA, unico e irripetibile del feto, si forma già all’inizio, precisamente al momento del concepimento.
Si può quindi affermare, senza ombra di dubbio, che l’aborto equivalga a troncare una vita nascente.
Non per niente ci sono ginecologi che ricorrono all’obiezione di coscienza in quanto consapevoli della gravità di questa pratica.
PURTROPPO l’interruzione volontaria di gravidanza è diventata una sorta di controllo delle nascite.
Una prassi normale se, per disgrazia, ci si accorge di una gravidanza né programmata e nemmeno voluta.
Gli aborti sono anche una delle prime cause di denatalità.
Per tentare allora di mettere un freno a ciò si è pensato di distribuire gratuitamente anticoncezionali a giovani entro una certa fascia di età ritenendo questa una soluzione che però non è.
La contraccezione non previene l’aborto volontario, cio’ è documentato dai dati relativi non solo ai Paesi del Nord Europa ma anche nel resto del mondo dove gli anticoncezionali sono molto più diffusi che in Italia.
La distribuzione gratuita dei contraccettivi ha dato inoltre esito negativo anche nel nostro Paese.
Ciò lo si può evincere dal sito dell’associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici.
https://aigoc.it/2023/04/25/ la contraccezione gratuita non ridurrà gli aborti volontari.
Anche in Francia, Paese in cui il 91℅ delle donne in età fertile dichiara di usare contraccettivi, gli autori dello studio realizzato dall’INED che correla l’aborto volontario con l’uso della contraccezione (Magali Mazuy, Laurent Toulemon ed Elodie Baril) affermano ” Dal 1970 la diffusione di efficaci metodi di contraccezione ha permesso la diminuzione di frequenza di gravidanze non desiderate, ma quando si verificava, il ricorso all’aborto aumentava, fino a quando il numero totale di interruzione di gravidanza non è più sceso”.
Il periodico dell’Alan Guttmacher Institute for Planned Parenthood Federation of America, Istituzione statunitense che è attiva in campagne a favore della contraccezione e dell’aborto, ha riconosciuto che in “sei Paesi quali Cuba, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Singapore e Repubblica di Corea, il numero degli aborti e l’uso della contraccezione sono aumentati in modo simultaneo.”
(C. Marston, J. Cleland, Relationships between contraception and abortion: a review of the evidence in “International Family Planning Perspectives”, Mar 2003, 29 (1), 6-13) e da altri studi si evince che l’aborto è un naturale prolungamento della contraccezione.)
ALLA LUCE di questi dati si può arrivare alla conclusione che non è con un mezzo tecnico, la contraccezione quindi, che si potrà vedere ridurre il numero degli aborti.
Per cambiare questa cultura di morte è necessario un cambiamento di paradigma.
È fondamentale dare valore alla vita nascente fin dal concepimento.
Dando alla sessualità l’importanza che merita.
Le nuove generazioni vivono infatti l’intimità come “tutto e subito”, azzerando i tempi di attesa, facendo così perdere di valore al desiderio, all’attesa.
Quello che invece serve è una diffusa e persuasiva cultura del rispetto di sé e del bambino non ancora nato.
Oggi tutto questo non c’è.
È su questo che bisogna puntare.
Angela D’Alessandro. Bolzano
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
