Caro Fiore,
“ La percentuale di bellezza che ti spettava non è svanita.
È vero, tu hai nuove ferite che galleggiano su quelle vecchie, perché sappiamo che nella casa dell’anima si aggirano le passioni. Su di te si è avventata la sfinge, gli antichi direbbero che tutti erano pronti per il ballo in maschera dell’ADE. Ma, da come risplendi, dalle tue parole, capiamo che un Angelo è passato e non lo abbiamo riconosciuto”. (*)
Certo non lo hanno riconosciuto coloro che ti hanno raggirato, illudendoti che la scienza (o forse è meglio dire la tecnica) ti avrebbe rivelato quello che tu pensavi fosse il vero te stesso. L’ideologia che porta a rifiutare il proprio sesso biologico a causa del sentirsi inadeguati e incapaci di riconoscersi nella propria identità, miete vittime tutti i giorni. La tua testimonianza di dolore,però può avere una valenza salvifica: se tutti i giovani incerti ti ascoltassero e ti vedessero, troverebbero forse il coraggio di parlare con qualcuno che non voglia spingerli verso il baratro, ma proporgli di alzare lo sguardo verso l’alto.
Così potrebbero scoprire anche loro che c’è un riflesso di tutti noi, lassù, che non aspetta altro se non accoglierci. Questa è la proposta che facciamo anche a te, caro Fiore, di cercare in una dimensione diversa, non immediatamente percepibile, il te stesso che credi di aver cancellato, che forse pensi non esista più o non sia mai esistito.
È la dimensione che dà un senso al dolore, il senso del sacrificio inteso come “fare una cosa sacra”. L’esempio più luminoso ci arriva dal Salvatore. Soltanto uscendo dai limiti del contingente per riconoscere la possibilità di salvezza dal male del mondo, capiremo davvero che quello che ci succede tutti i giorni ha un significato.
Con affetto
Vittoria
Comitato “ Pro-life insieme “
* libera ispirazione da versi del poeta greco Odisseas Elitis, premio Nobel per la Letteratura nel 1979.
