https://www.bellunopress.it/2026/06/02/aborto-nel-bellunese-la-mappa-del-diritto-alla-salute/
ORA PIÙ CHE MAI è importante cambiare la cultura della morte in cultura della vita.
Perché siamo di fronte ad una delle più grandi tragedie del nostro tempo ossia il sacrificio di milioni di bambini nell’indifferenza generale.
E come se ciò non bastasse ci sono potenti movimenti che stravolgono questo orrore facendolo passare come diritto delle donne, applaudendo ai sanitari che non sono obiettori di coscienza e rendendo difficile invece la vita ai medici che rifiutano di essere autori di tale mattanza.
L’obiezione di coscienza è prevista dalla l. 194 ed è caposaldo di civiltà.
Il comma 9 vorrebbe infatti proteggere il personale sanitario da una legge voluta a tutti i costi per tutelare la salute della donna…nulla di più fuorviante e menzognero
Ora, con la diffusione delle varie pillole abortive, il numero dei bambini eliminati non è più nemmeno quantificabile.
Eliminare un figlio diventa addirittura banale tanto da non comparire più nemmeno nei dati statistici.
E questa barbarie avviene nel silenzio assordante della società, anche in una parte di quella che si definisce “cattolica”.
TUTTO NORMALE!
Eppure ormai tanti sono gli studi che evidenziano che in un aborto le vittime sono due: la mamma e il bambino.
Perché se è vero che l’interruzione volontaria di gravidanza provoca sofferenza nel feto (si trovano online testimonianze di medici ex abortisti), è altrettanto vero che il peso di questo gesto resterà nella coscienza delle mamme per sempre causando loro dolore.
Molte sono le testimonianze che si possono leggere in tal senso.
L’aborto nega di fatto un diritto fondamentale che è quello alla vita.
Siamo talmente assuefatti e indifferenti davanti a questi macabri gesti che, difronte ad un ospedale che vanta un alto numero di ginecologi non obiettori, esultiamo…
C’E’ PERÒ anche chi si rifiuta di chiudere gli occhi all’idea che un bambino possa essere ucciso.
È un piccolo esercito di volontari che ora, grazie a Dio sta crescendo, il quale si dà da fare ogni giorno, spesso in silenzio, per fare sì che queste vite vengano accolte, salvate.
Un esercito che però lavora senza aiuti anzi, spesso, anche mal sopportato dalla comunità.
Uomini e donne che vanno avanti, nonostante tutto perché credono che salvare una vita valga ben la pena, sempre.
E lo sanno le donne che hanno scelto la vita anche se in mezzo alla tempesta. Anche se quella decisione significava fatica.
Mille volte rifarebbero la stessa scelta perché lì, in quella battaglia, in quella scelta difficile hanno trovato il senso del vivere.
Sono entrate nel buio e non fuggite attraverso scorciatoie impervie ed hanno raggiunto la luce.
Perché come disse Kahlil Gibran:
“Non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte”.
E quale alba più bella di una mamma serena con il suo bambino tra le braccia?
Angela D’Alessandro. Bolzano
Comitato “Prolife insieme”
www.prolifeinsieme.it
