Toscana, ed.affettiva a scuola: indispensabile la centralità della famiglia

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Né contrapposizione né delega: la centralità della famiglia nell’educazione
Una riflessione sul confine tra collaborazione scolastica e responsabilità educativa dei genitori.

Ho letto con attenzione l’intervento pubblicato su Siena Post in risposta al mio articolo e ringrazio l’autrice per aver voluto proseguire un confronto che ritengo importante per il bene dei bambini, dei ragazzi e dell’intera comunità educativa.
Condivido l’auspicio che il dialogo avvenga sempre nel rispetto reciproco e senza contrapposizioni ideologiche. Tuttavia, proprio perché il tema riguarda la formazione delle nuove generazioni, ritengo necessario ribadire alcuni principi che considero fondamentali.
Nessuno mette in discussione il valore della scuola né il contributo che essa offre alla crescita culturale e sociale degli studenti. La scuola svolge una funzione preziosa nell’istruzione e nell’accompagnamento dei giovani alla vita civile. Tuttavia, essa non può essere considerata il luogo primario della formazione affettiva e sessuale dei minori.
La famiglia non è semplicemente uno degli attori educativi presenti nella società. Essa è la comunità naturale nella quale la persona nasce, cresce e sviluppa la propria identità. I genitori hanno il diritto e il dovere di educare i figli secondo le proprie convinzioni morali, culturali e religiose, come riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle principali carte internazionali sui diritti umani.
Per questo motivo guardo con preoccupazione a una tendenza sempre più diffusa che rischia di attribuire alla scuola competenze educative che appartengono anzitutto alla responsabilità genitoriale. Quando si parla di educazione affettiva e sessuale non ci si limita infatti alla trasmissione di informazioni scientifiche o sanitarie. Si affrontano questioni che riguardano la visione della persona, il significato delle relazioni umane, il valore del corpo, della sessualità, della maternità, della paternità e della famiglia.
Si tratta di temi che non possono essere ridotti a contenuti tecnici o neutrali. Essi coinvolgono inevitabilmente una concezione dell’uomo e della società, rispetto alla quale le famiglie hanno il diritto di essere protagoniste e non semplici destinatarie di decisioni già assunte altrove.
L’articolo sostiene che la scuola possa offrire un linguaggio comune fondato sulle evidenze scientifiche. Pur riconoscendo l’importanza delle conoscenze scientifiche da donna di scienza, ritengo che la scienza da sola non possa esaurire la complessità dell’educazione affettiva. Le relazioni umane, l’amore, la responsabilità, il rispetto e il significato della sessualità non appartengono esclusivamente all’ambito delle scienze, ma coinvolgono dimensioni etiche, educative e spirituali che ogni famiglia vive e trasmette secondo la propria storia e i propri valori.
Anche il tema del consenso, richiamato nell’intervento, merita una riflessione approfondita. Insegnare ai bambini il rispetto di sé e degli altri è certamente importante. Tuttavia, tale apprendimento nasce prima di tutto dall’esempio quotidiano ricevuto in famiglia, dall’esperienza concreta di relazioni fondate sull’amore, sulla fiducia e sulla reciprocità. Le parole hanno valore quando trovano corrispondenza nella realtà vissuta. Per questo continuo a ritenere che la famiglia rappresenti il luogo privilegiato in cui questi principi possono essere trasmessi in modo autentico.
Non vanno ignorate le situazioni di fragilità che purtroppo esistono. Esistono famiglie che vivono difficoltà educative, economiche o relazionali. Ma la risposta non può essere quella di ridimensionare il ruolo della famiglia nel suo insieme. Al contrario, occorre sostenere i genitori nel loro compito educativo, aiutandoli a esercitare pienamente la responsabilità che compete loro.
L’alleanza educativa tra scuola e famiglia è un valore autentico quando si fonda sul rispetto dei rispettivi ruoli. Collaborazione non significa sovrapposizione. La scuola è chiamata a sostenere e accompagnare il percorso educativo delle famiglie, non a sostituirsi ad esse nelle questioni che riguardano la formazione affettiva, morale e sessuale dei figli.
Per questo continuo a ritenere che ogni proposta educativa in tali ambiti debba essere caratterizzata dalla massima trasparenza, dal coinvolgimento preventivo delle famiglie e dal pieno rispetto della libertà educativa dei genitori.
Solo partendo da questi presupposti sarà possibile costruire una vera collaborazione tra scuola e famiglia, nell’interesse dei minori e nel rispetto della dignità educativa di tutti i soggetti coinvolti.

Dott.ssa Irene Ionta (Siena)
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it

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