“Se educazione alla sessualita’ spaventa qualcuno allora chiamiamola educazione ai sentimenti”.
COSÌ SI ESPRIME Dacia Maraini nell’intervista per la rubrica ” I protagonisti”.
C’è qualcosa che mi sfugge, o Maraini pensa che mescolando le carte si arrivi all’obiettivo con buona pace di tutti.
O peggio ancora fa i conti con l’ingenuità, per usare un eufemismo, del lettore!
E naturalmente citando sempre la scuola, che deve essere in prima linea, magari caricata di corsi di formazione specifica per i docenti, i quali devono tentare di districarsi con tutte le novità proposte dal politicamente corretto.
NESSUN PROBLEMA quindi a caricare la scuola di fardelli che poco c’entrano con le materie curricolari.
Nessun problema a togliere agli studenti il diritto alla cultura.
E via quindi con queste “educazioni”, che mai raggiungeranno l’obiettivo sperato, perché non è la scuola il posto dove si impara a stare al mondo.
Non è nemmeno chiaro in che modo si intenderebbe coinvolgere il corpo docente, al quale invece vengono sottratti tempo ed energia che dovrebbero essere dedicati alla materia di insegnamento curricolare.
Vorrei sorvolare sul fatto che in tutto ciò ci potrebbe essere una strumentalizzazione ideologica, pensiero legittimo visti i tempi in cui viviamo.
Mi chiedo come si vorrebbe procedere per far sì che i ragazzi imparino il rispetto?
Proporre loro “omelie moraleggianti”?
Il rispetto non si può imparare come si imparano la storia, l’artimetica.
È un modo di vivere con gli altri che si recepisce fin da bambini.
Il rispetto, come il cristianesimo insegna, nasce dalla considerazione che le persone hanno un valore infinito.
Ed è in famiglia, quando il bambino è una sorta di “carta assorbente” che si impara.
Ed è una convinzione che affonda le proprie radici su valori profondi da portare poi nella società.
Una società che crede nel valore della vita, nel rispetto delle differenze, nella condanna della violenza.
Altrimenti non sarà altro che un manualetto di regole stabilite a tavolino.
E mi appare difficile insegnare a scuola il rispetto quando viviamo in una società che di fatto tenta di demolire la famiglia naturale.
Come può insegnare rispetto una società che ai giovani propone:
. pillola abortiva
. eutanasia
. sesso libero senza
remore
. gender
. pornografia.
La scuola non può essere cassa di risonanza per questo tipo di cultura.
LA PROPOSTA DI MARAINI, alla luce di quanto ho scritto, mi appare quindi come un tentativo di cambiamento apparente.
Il rispetto si apprende con l’esempio quotidiano e imparando a gestire i propri limiti.
Il tentativo di cambiare nome quindi diventa inutile in una società completamente disconnessa da quelli che sono i valori che il rispetto deve includere per essere chiamato così.
Angela D’Alessandro. Docente di Scuola dell’infanzia
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
