La legge 194 di aborto va abrogata e richiede un’alleanza di tutti i Pro-life con la Chiesa

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LA LEGGE 194 È la classica “patata bollente” anche per la chiesa.
Da subito il centrodestra, ad elezioni avvenute, ha messo le mani avanti: la l. 194 non si tocca.
Se da una parte di politica laica ( anche se dichiara di difendere la cristianità)un po’ me lo aspetto, dagli uomini di chiesa proprio no.
Dai rappresentati di Dio in terra mi attendo che si impegnino a dire la verità sull’aborto, su ciò che esso rappresenta, ossia l’uccisione di un bambino.
Fatto questo gravissimo che la chiesa deve osteggiare con tutte le forze.
Invece si “accetta” che migliaia di bambini vengano ammazzati nel grembo giustificando tale scelta e riferendola come ad un “fatto culturale” che deve cambiare e, fintanto che non verrà mutato questo paradigma, è inutile discutere sulla legge 194.
Anziché quindi scegliere di riferirsi ai bambini mai nati, uomini di chiesa sembra che prendano come riferimento la politica.

COME PUÒ PERÒ cambiare la mentalità, se nessuno, soprattutto tra coloro che plasmano la cultura quindi politici, giornalisti, chierici, non gridano all’unisono che uccidere un bimbo nel grembo dovrebbe essere vietato?
Come si può solo valutare di combattere questo abominio pensando e predicando, magari tra le righe, come tanti moderni don Abbondio, che prima deve cambiare la cultura?
Come è possibile non fare i conti con la realtà di questa 194 e di cosa realmente essa rappresenti?

PERCHÉ QUESTA È LA VERITÀ.
L’eliminazione di milioni di vite.

L’aborto uccide una vita impedendole di crescere.
E questa verità, per poter trionfare, ha bisogno di essere resa manifesta, proclamata, gridata.
Compito che la chiesa è chiamata a svolgere per prima.
” I cattolici non possono rettificare le menzogne che altri sostengono… compito del cristiano è rimanere attaccato alla verità anche se dovesse costargli molto… per il buon seme della verità a volte bisogna pagare un prezzo molto alto”.
(Jerzy Popieluszko martire del regime comunista).

Finché si rimane in questo limbo di verità non rivelata ma celata da bugie, fintantoché non si dirà che l’aborto va vietato, fintantoché non si parlerà anche dei diritti dei bambini e non solo delle donne, quello che viene ora chiamato “cultura” necessaria per infrangere un tabù, resterà impantanato nelle spire di quelle mezze frasi pronunciate principalmente per non farsi nemici e non per giustizia di verità.

DA NON DIMENTICARE è l’impegno di Mons. Suetta, il coraggioso vescovo di Sanremo che con la sua “campana per la vita” ha dato eco, attraverso i rintocchi serali, a questo scempio.
Purtroppo però, anziché essere imitato (salvo da alcuni) è stato ignorato dalla maggioranza e questo “fingere di non vedere” la dice lunga.

Angela D’Alessandro
Comitato “Prolife insieme”
www.prolifeinsieme.it