https://www.lanuovariviera.it/category/dal-territorio/san-benedetto-del-tronto-notizie/culle-per-la-vita-nelle-marche-arianna-cameli-il-parto-in-anonimato-gia-esiste-va-potenziato/
Culle per la vita nelle Marche, Arianna Cameli: «Il parto in anonimato già esiste. Va potenziato»
La candidata di Avs-Psi interviene dopo la campagna rilanciata da Federfarma Marche e chiede più consultori, servizi pubblici e informazione laica
Nelle Marche si assiste finalmente ad un risveglio della coscienza riguardo alla vita concepita in utero. Più che lodevoli e perfettamente conformi sia alla realtà scientificamente provata della vita umana sin dal concepimento, sia alle Leggi dello Stato e della Regione, le iniziative di corretta informazione riguardo al parto in anonimato promosse dalla Dottoressa Barbara Capponi Assessore alla Famiglia del Comune di Civitanova Marche con un opuscolo plurilingue, e dal Dottor Marco Meconi Presidente di Federfarma Marche insieme con la Dottoressa Cecilia Possenti, Presidente di Federfarma Ancona come riportato da La Nuova Riviera https://www.lanuovariviera.it/category/marche/marche-nelle-540-farmacie-il-messaggio-su-culle-per-la-vita-e-parto-anonimo/
Ovviamente situazioni particolari, che sfuggano alla possibilità di parto in anonimato, possono trovare soluzione nelle Culle per la Vita.
Chi si oppone a queste iniziative dimostra avere la memoria corta riguardo a neonati trovati morti nei cassonetti dei rifiuti, oppure occultati in giardino (ben due dalla loro stessa madre a Vignale di Traversetolo – Parma, una studentessa di 23 anni che non dovrebbe essere del tutto priva di qualche conoscenza).
In Italia dall’approvazione della 194/1978 sono stati perpetrati 7milioni di procurati aborti, con costi economici superiori a 7miliari di euro: non sarebbe stato assai meglio erogare mille euro per ogni bambino? Arianna Cameli parla di potenziare i consultori pubblici: ma quali risultati tangibili e statisticamente misurabili hanno ottenuto tali consultori? Rilasciare una voragine di certificati per autorizzare procurato aborti? Certamente i consultori pubblici esplicano la funzione di erogare stipendi ad un certo numero di figure, assai spesso legate a partiti politici e ad ideologie facilmente identificabili.
Riguardo alla tutela della salute delle madri Arianna Cameli e gli abortisti nascondono i frequenti gravi effetti avversi fisici e psichici del procurato aborto sia chirurgico sia chimico (RU486): emorragie, sepsi, danni anatomici a carico dell’utero, successivi aborti spontanei e parti pretermine, malattia infiammatoria pelvica, infertilità, gravidanze ectopiche, ansia e depressione, rimpianto, disturbo post-traumatico da stress, etc. Effetti avversi cui va aggiunto il drammatico incremento di cancro della mammella a causa del Link ABC cioè il rapporto causale tra Abortion e Breast Cancer. Veramente è a rischio la salute di queste madri, quando vengono spinte a sbarazzarsi del figlio in utero a mezzo del procurato aborto. Il “diritto all’aborto” non esiste nella 194/1978, ma è addirittura gravemente nocivo per la salute delle madri.
Dott. Luciano Leone. Ancona
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it
Bibliografia minima e nota:
Hall JB – Anderson RT, The abortion pill harms women: Insurance data reveals one in ten Patients experiences a serious adverse event. EPPC Ethic & Public Policy Center https://eppc.org/publication/stop-harming-women/
Una ricerca effettuata da David Reardon, Katherine Rafferty, Tessa Longbons (Cureus 2023; due Autrici sono donne) su 226 donne statunitensi che si erano sottoposte a procurato aborto: almeno il 60% ha dichiarato che, se soltanto avesse trovato maggiore aiuto ed assistenza, avrebbe preferito avere il bambino; parimenti altro studio del Medical Science Monitor riporta che il 79% delle donne reduci da un procurato aborto lamenta di non essere stata preventivamente informata di alternative alla eliminazione del bambino: il ripensamento ed il peso del procurato aborto è quindi percentualmente preponderante. Riguardo a gravidanze indesiderate ma poi portate a termine, invece, Corinne Rocca, Heidi Moseson, Heather Gould, Diana Foster, Katrina Kimport (Social Science & Medicine 2021; tutte Autrici donne) hanno seguito per cinque anni 161 donne, le quali avevano chiesto di abortire, ma per un qualche motivo erano state costrette a proseguire la gravidanza: ad una settimana dal rifiuto dell’aborto il 65% di queste donne avrebbe ancora desiderato abortire; ma subito dopo il parto la percentuale si riduceva al 12%, dopo il primo anno al 7%, a distanza di cinque anni al 4% appena. Si può dunque concludere che solo in una infima percentuale di casi una gravidanza non desiderata, ma portata a termine colla nascita del bambino, genera un qualche disagio, mentre uno scottante 79% di rimorsi grava sulle donne che hanno abortito.
