Aborto di Stato: in Campania il PD contro le donne

Pd contro le donne“Aborto farmacologico, la Campania sceglie le donne!”

Questo è lo slogan, che fa tremare le vene ai polsi, che si legge in un manifesto pubblicitario a firma PD.
Un incitamento ad impedire al più fragile delle creature di vivere.
Una negazione della libertà di nascere da parte di chi è sempre in prima linea per difendere la libertà.
Una affermazione ipocrita che decide di “scegliere le donne…rifiutando i loro figli”.
ELIMINANDO QUINDI un essere umano perché di intralcio, indesiderato, fragile.
Un omicidio di stato, una guerra silenziosa, insopportabile.
Questo non è scegliere le donne.
E lo dico da donna, da mamma, da cittadina.
Lo dice la scienza che la mamma non è “un forno” affinché il prodotto “lieviti”, ma è un grembo accogliente in cui, già dal principio, viene messa in atto un’alchimia che dà origine alla biologia di un altro uomo, suo figlio.
QUESTO PROCESSO si chiama epigenetica ed è il meccanismo attraverso cui la mamma interviene nella genesi della vita del bambino fin da subito
 inviando messaggi continui i quali, attraverso il fluido materno e la placenta, istruiscono le cellule del feto a produrre proteine specifiche atte alla salvaguardia della vita.
Inoltre, durante la gestazione, alcune cellule materne migrano nel feto insediandosi in organi quali il cuore, il cervello, i polmoni.
Questo si chiama “microchimerismo” e permette che una parte della mamma resti fisicamente nel figlio per tutta la vita.
TUTTO CIO’ COSA STA A SIGNIFICARE?
Che il figlio generato non è un’appendice senza vita ma è un prodotto matematico:
“la mamma sta al bambino come il bambino sta alla mamma”.
In questa logica scientifica si deve quindi affermare che abortire non è solo uccidere un bambino ma anche uccidere la madre.
E questo lo si evince dalle esperienze drammatiche raccontate da moltissime donne che hanno scelto, come risoluzione, l’aborto.
Anche l’aberrante pratica dell’utero in affitto “monca” questo legame rendendo sia la mamma che il cucciolo orfani.
Se, come dice la biologia il corpo del bambino ospita cellule e istruzioni arrivate dalle cellule materne, recidere questo legame vuole dire non tenere conto della realtà già scritta nel suo DNA.
PURTROPPO OGGI un figlio è considerato un progetto di proprietà di chi lo fa.
Troppo spesso le madri, i padri sono lasciati soli davanti ad una gravidanza inattesa.
Ma è da qui che è necessario ripartire.
Bisogna lavorare costruendo relazioni che siano umane.
Muovendoci affinché nessuno sia lasciato indietro, anche il più piccolo ed indifeso.
Perché un figlio non è un errore, un progetto, bensì una vita da accogliere, una buona notizia per tutti, soprattutto in una società in cui l’inverno demografico è un problema da affrontare con serietà.
È necessario più che mai il cambio di paradigma nei confronti della vita nascente la quale deve essere intesa come risorsa non come intralcio.
Diventa indispensabile quindi approvare ddl per l’aiuto alle giovani coppie, alle madri, ai padri in difficoltà.
Non si possono più chiudere gli occhi di fronte a scelte che davanti hanno solo l’abisso.
Non si possono considerare slogan che inneggiano alla morte come promotori per la “salvezza della donna”.
È un miserabile inganno.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme