Bimbi non ancora nati: c’è un cuore che batte dalle prime settimane!

Perché quell’immagine dà tanto fastidio?

Quasi dieci anni fa all’interno dell’Associazione pro-life Ora et Labora in Difesa della Vita ci siamo interrogati su quale potesse essere il manifesto più significativo e efficace da esporre durante la preghiera davanti agli ospedali dove si pratica l’aborto.

Era il periodo in cui Provita subiva attacchi e censure per aver osato affiggere in diverse città italiane gigantografie che raffiguravano l’immagine meravigliosa e commuovente di un bambino di 11 settimane, accompagnata dalla frase: “E ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito” (rif.https://www.avvenire.it/attualita/il-poster-rimosso-contro-laborto-la-campagna-continua-sul-web_33063).

Anche alla luce di quella esperienza, optammo per una fotografia che, attraverso lo sguardo amorevole e ammirato di una mamma verso il suo bambino di pochi mesi, mostrasse la maternità in tutta la sua bellezza.

L’immagine era delimitata da due didascalie; la prima recava semplicemente la scritta: Non fermare il suo cuore” e la seconda, con l’intenzione di incoraggiare le madri in tentazione di aborto: “Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso e sarà coraggioso perché tu lo sei!”.

A partire da questa idea, abbiamo realizzato diversi cartelloni da esporre durante la preghiera pubblica davanti agli ospedali. L’esperienza ci ha dimostrato che avevamo ragione. L’immagine suscitava sempre una reazione, più spesso positiva, piuttosto che di fastidio o di disprezzo; certamente nessuno restava indifferente.

Incoraggiati dai primi riscontri, con qualche sacrificio, abbiamo raccolto abbastanza fondi per affittare da un’azienda di pubblica affissione uno spazio per esporre quel banner davanti ad un luogo simbolo per i cultori della morte: l’ospedale Mangiagalli di Milano, dove si eseguirono i primi interventi di aborto volontario in Italia.

Quel manifesto a meno di cinque mesi dalla sua esposizione, suscitò la reazione scomposta e rabbiosa della ginecologa Kustermann, riferimento politico e intellettuale per la sinistra radical chic meneghina. In quel periodo la dottoressa prestava servizio in Mangiagalli. Solo recentemente è andata in pensione dopo 40 anni di attività in quell’ospedale.

Dopo aver inutilmente mobilitato le sue numerose conoscenze per far rimuovere il manifesto, pensò bene di incaricare una squadra di attivisti di sinistra per rimuovere il banner.

Lo riferisce lei stessa, con orgoglio al Corriere della sera del 5 febbraio 2019, casualmente giornata nazionale della Vita: «Ho fatto mille telefonate a consiglieri comunali, assessori, avvocati, donne del centrosinistra e della Cgil».

In dichiarazioni alla stampa, la ginecologa ha aggiunto: «Non possiamo permettere che [le donne] arrivino in sala operatoria portando con loro anche la crudeltà (!) di messaggi e immagini così».

Ha, quindi, proceduto a farlo coprire con un lenzuolo recante la frase: “Viva la libertà!”.

È davvero sconcertante la palese contraddizione di quanti inneggiano alla libertà e, allo stesso tempo, censurano, in modo unilaterale e illecito, la libertà di espressione di un cittadino italiano, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione.

Il controllo dell’informazione è un elemento tipico delle dittature, negare a chiunque il diritto di palesare le proprie opinioni, peraltro espresse in modo perfettamente legale, pacifico e garbato, costituisce una pericolosa deriva totalitaria, di fronte alla quale non è possibile restare in silenzio.

È inoltre necessario ricordare che la legge 194/78, di cui radicali e attivisti di sinistra si ritengono numi tutelari, arrogandosi il diritto di vigilanza sulla sua applicazione, è stata concepita allo scopo di riconoscere il valore sociale della maternità e tutelare la Vita umana dal suo inizio.

Il diritto alla libertà di scelta della donna implica che alla madre vengano fornite tutte le informazioni necessarie a compiere una decisione consapevole, proprio per garantire quella autodeterminazione tanto cara agli integralisti di sinistra.

In assenza di piena consapevolezza infatti, non può sussistere alcuna libertà di scelta.

Una reazione tanto prepotente e violenta di fronte a un semplice manifesto pubblicitario che mostra la bellezza della maternità rende evidente l’avversione per la realtà che contraddistingue tutte le ideologie totalitarie, quell’odio per la realtà che significa anche odio per l’uomo e per la Vita.

Perché ho rispolverato questi vecchi ricordi?

Perché circa un mese fa di nuovo quell’immagine, stavolta esposta durante il Rosario per la vita davanti all’ospedale di Bari, ha suscitato un attacco scomposto e strumentale su un quotidiano locale, in seguito rilanciato anche da Repubblica (per chi volesse approfondire, rimando all’articolo, che riporta il comunicato dell’Associazione Ora et Labora in Difesa della Vitahttps://www.libertaepersona.org/wordpress/2026/04/una-preghiera-indigesta-agli-abortisti ).

Queste esperienze suggeriscono una riflessione sulle motivazioni che possono suscitare odio irrazionale verso la bellezza della vita nascente e dell’amore materno.

L’avversione violenta al buono e al bello può essere una proiezione del disprezzo per sè stessi, l’effetto dell’invidia o più spesso, particolarmente nella nostra società anticristiana, il risultato di una cultura tossica che, dietro l’inganno dell’autodeterminazione, conduce alla distruzione dell’essenza più profonda della nostra umanità.

Cerchiamo di essere abbastanza coraggiosi per ribadirlo in ogni occasione opportuna e inopportuna…

Wanda Massa. Comitato Pro-life insieme

http://www.prolifeinsieme.it